Cassino – Processo ‘Giada’, presto in aula con altri tre pentiti di camorra | TG24.info
Aggiornato alle: 16:20 di Lunedi 14 Giugno 2021
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Cassino – Processo ‘Giada’, presto in aula con altri tre pentiti di camorra

 ULTIME NOTIZIE
Cassino – Processo ‘Giada’, presto in aula con altri tre pentiti di camorra
15 Giugno
09:17 2016

 

 

Due pentiti di camorra in aula che parlano di pizzini inviati dall’imprenditore pontecorvese Luigi Zonfrilli al boss Nicola Schiavone e poi ancora di latitanti che sceglievano Cassino come rifugio e di Gennaro De Angelis ritenuto dalla malavita casertana il ‘deus ex machina’ del basso Lazio. In realtà questo passaggio è stato ampiamente spiegato nella sentenza Spartacus. Da Latina fino a Cassino, passando per Formia, secondo il pentito, non si sarebbero potuta muovere foglia senza prima aver chiesto l’autorizzazione a quello che viene considerato uomo di fiducia del clan di Casale.

Dichiarazioni rese senza indugio quelle rilasciate dai testimoni che, nel corso della loro vita si sono macchiati di reati gravissimi come l’omicidio e l’estorsione e che, ieri mattina in tribunale a Cassino, hanno deciso di confermare le accuse mosse nei confronti di coloro che sono i principali imputati del processo ‘Giada’. Francesco Della Corte e Salvatore Laiso hanno quindi puntato il dito, con le loro dichiarazioni, contro il boss Nicola Schiavone, figlio di Francesco Schiavone meglio conosciuto come Sandokan, e contro Luigi Zonfrilli e Gennaro De Angelis, il primo imprenditore di Pontecorvo arrestato dagli investigatori del Gruppo della Guardia di Finanza di Cassino nel luglio del 2015 unitamente ad un altro personaggio noto agli ambienti della criminalità organizzata: Gennaro De Angelis.

Quest’ultimo imprenditore nativo di Casal di Principe ma da anni residente tra Castrocielo e Formia. Quattro ore di racconto quello portato avanti da Laiso e Della Corte che hanno risposto alle domande incalzati del pubblico Ministero Eugenio Rubolino e del presidente del collegio penale, il giudice Massimo Capurso. L’indagine ‘Giada’ – che prende il nome dalla titolare di un atelier di moda coinvolta nell’inchiesta – ha consentito alle fiamme gialle di portare alla luce una presunta attività di riciclaggio da parte di imprenditori del Cassinate conniventi, come emerso dalle tante verifiche investigative supportate anche dalla dichiarazione dei collaboratori di giustizia, con la frangia ‘Schiavone’ del clan dei Casalesi.

“Sono in carcere perchè in qualità di affiliato al clan avevo il ruolo di omicida ed estortore. Ognuno degli affiliati nel gruppo ha un ruolo preciso – ha detto Francesco Della Corte – e io avevo questo. Sono in carcere e ancora tanto devo rimanerci. Ho deciso di collaborare quando nel 2010 è stato ucciso mio fratello. Prima ero un uomo di fiducia di Nicola Schiavone. Per questo più volte l’ho accompagnato a Pontecorvo dove aveva amicizie. Qui c’era un suo amico, un venditore di automobili, detto Gigino. Lui aveva il ruolo di mettere a disposizione la sua attività per conto del clan. Perchè ripeto ogni affiliato al clan ha un ruolo preciso”.

Il pentito nel suo racconto spiega inoltre di conoscere molto bene Cassino in quanto amico stretto di un affiliato latitante, il killer poi arrestato dalla Squadra Mobile di Caserta, Carmine Morelli. “Molte volte stavamo insieme tra Cassino e Pontecorvo e spesso andavamo da un rivenditore di auto suo amico, Gigino Zonfrilli. Il concessionario si chiama ZL. Una volta Nicola Schiavone ci ha chiamato e ci ha fatto consegnare duecentomila euro in contanti che poi abbiamo consegnato a Zonfrilli che avrebbe acquistato le macchine in Germania. Una volta rivendute avrebbe restituito l’intera somma versata e poi gli utili sarebbero stati divisi al cinquanta per cento con Nicola Schiavone”. Il secondo pentito, Salvatore Laio ricorda della presenza a Cassino, al soggiorno obbligato, del boss Giorgio Marano di un altro pezzo da novanta del clan. “Era i primi anni del 2000 e ricordo che Marano scelse Cassino perchè a differenza di altre cittadine lontane da Aversa (città natale) qui aveva gli agganci giusti. Gennaro De Angelis e il suo gruppo trovarono l’appartamento in centro dove Marano ha soggiornato. Gigino Zonfrilli era per quello che ricordo, molto legato a Nicola Schiavone per conto del quale vendeva e comprava macchine”. L’udienza è stata aggiornata a martedì 21 giugno quando in aula verranno ascoltati altri tre pentiti di camorra. Il procuratore capo Luciano D’Emmanuele ha spiegato “quando sia importante lo svolgimento in processo simile in un tribunale ordinario. Serve a far comprendere alla cittadinanza quali siano gli equilibri e gli interessi della malavita in cittadine in apparenza tranquille”.

Angela Nicoletti

Parole Chiave - Tags

 

IN EVIDENZA
SOCIAL
TOP NEWS