Cassino – Operazione “Acqua nera”, sequestrato il depuratore consortile, tre arresti (VIDEO) | TG24.info
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Cassino – Operazione “Acqua nera”, sequestrato il depuratore consortile, tre arresti (VIDEO)

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23 Settembre
13:25 2021

 

 

(di Anna Ammanniti) Il depuratore consortile scaricava sostanze inquinanti soprattutto nel corso d’acqua Rio Pioppeto, questo quanto emerso dall’operazione dei Carabinieri Forestale.

ten. col. Vitantonio Masi

Questa mattina i militari del NIPAAF alla guida del ten. col. Vitantonio Masi hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di cinque misure cautelari, emesse dal Tribunale di Cassino su richiesta della Procura di Cassino, nei confronti dei responsabili di inquinamento ambientale. Con l’operazione “Acqua nera” i militari del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone, al comando del col. Alessandro Bettosi, hanno contestato alla società che gestisce il depuratore consortile diverse condotte illecite. Sono state trovate nelle acque degli scarichi analizzate, sostanze inquinanti oltre le quantità consentite dalla legge, tra cui solidi sospesi, alluminio, solfiti, solfuri, elementi che danneggiano irrimediabilmente le forme di vita acquatiche, destabilizzando inoltre l’equilibrio ecologico dei corsi di fiumi e laghi.

col. Alessandro Bettosi

Il depuratore consortile convoglia i reflui di alcune aziende e comuni del cassinate. I fatti risalgono al periodo 2020-2021, le indagini (partite dalla segnalazione e denunce di cittadini che evidenziavano l’alterazione delle acque e la presenza di cattivi odori nell’aria), hanno permesso di dimostrare che le attività di sversamento del depuratore nel fiume Rio Pioppeto alterassero la qualità delle acque.

Sono stati svolti campionamenti sul corso d’acqua Rio Pioppeto, nel quale appunto il depuratore scaricava i propri reflui, a monte a valle e nella parte finale dello scarico dell’impianto. Dagli accertamenti è emersa la continua e significativa violazione dei limiti tabellari stabiliti per i reflui dello scarico finale del depuratore consortile. Inoltre i campionamenti a monte e a valle hanno rilevato fortissime differenze qualitative delle acque del Rio Pioppeto, proprio in riferimento ai parametri riscontrati nei reflui dello scarico, infine, anche visivamente, lo stato del corso d’acqua si mostrava colmo di schiume e melme, spesso accompagnato da forti odori.

Dalle analisi svolte da Arpa Lazio sono emersi dei risultati allarmanti. Nel punto di scarico sono stati ripetutamente superati i limiti dei parametri COD (in un caso superiore più di 20 volte il limite). Il parametro COD viene principalmente usato per la stima del contenuto organico e quindi del potenziale livello di inquinamento delle acque naturali e di scarico. Un alto valore di COD di uno scarico comporta una riduzione dell’ossigeno disciolto nel corpo idrico ricettore e quindi una riduzione di capacità di autodepurazione e di sostenere forme di vita. Superati anche i limiti di BOD5 (in un caso superiore più di 50 volte il limite). La relazione fra BOD e ossigeno disciolto è molto importante per il bilancio ecologico di un corso d’acqua dal momento che a fronte di valori di BOD5 elevati si possono raggiungere concentrazioni di ossigeno disciolto così basse da impedire i normali processi di ossidazione aerobica. Superati inoltre i limiti dei Solidi sospesi (in un caso superiore più di 50 volte il limite). Con solidi sospesi totali si intendono tutte quelle sostanze indisciolte, presenti in un’acqua naturale o di scarico, che possono essere costituite da una vasta gamma di materiali differenti per dimensione, natura e caratteristiche. Gli effetti causati dall’immissione di solidi sospesi (con particolare riferimento a quelli di natura inorganica) in un fiume possono essere di vario genere. Per quanto riguarda la vita dei pesci in particolare, le conseguenze della presenza di solidi sospesi nella massa liquida o nel sedimento si manifestano con danni meccanici alla struttura delle branchie e ostruzione delle stesse, modificazione dei movimenti naturali e delle migrazioni, riduzione della disponibilità di cibo, inibizione dello sviluppo di larve e uova. Oltrepassati i limiti consentiti di Alluminio (in un caso superiore più di tre volte il limite). L’Alluminio, da solo o in combinazione con fenomeni di acidità marcata (piogge acide), è tossico per il biota acquatico: per i pesci è tossico già in concentrazioni di 100-200 microg/L. Superati i limiti dei Solfiti (superiore anche più di 9 volte il limite) e dei Solfuri (superiore quasi 4 volte il limite). Il monitoraggio dei solfiti è importante anche nei contesti ambientali perché risultano tossici per le forme di vita acquatiche. Essi rimuovono l’ossigeno disciolto nell’acqua provocando la distruzione del delicato equilibrio ecologico di laghi, fiumi e bacini idrici.

Agli arresti domiciliari sono finiti l’amministratore delegato, il responsabile impiantistico e il responsabile dell’area tecnica della società che gestisce il depuratore consortile. Obbligo di dimora disposto per l’ex project manager e il divieto di dimora per l’ex responsabile dell’impianto di depurazione. Il depuratore è stato sequestrato ed è stato affidato ad un amministratore giudiziario nominato dal Gip, il funzionamento è quindi assicurato, tenendo conto delle criticità evidenziate dai Carabinieri Forestale. Un plauso ai Carabinieri Forestale per il costante e sempre attento impegno nella repressione dei reati a danno dell’ambiente.

Anna Ammanniti

 

 

 

 

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