Aggiornato alle: 16:18 di Venerdi 23 Agosto 2019
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Cassino – Indagine ‘San Bartolomeo’, tornano liberi anche Morelli e Tomassi

 ULTIME NOTIZIE
Cassino – Indagine ‘San Bartolomeo’, tornano liberi anche Morelli e Tomassi
24 Maggio
09:10 2019
Operazione San Bartolomeo”: annullata la custodia cautelare in carcere nei confronti di Morelli Guglielmo alias piccolo e Tomassi Antonio. Il Tribunale del Riesame di Roma ha rimesso in libertà gli indagati Morelli Guglielmo e Tomassi Antonio, destinatari, unitamente ad altre nove persone, di una ordinanza di misura cautelare eseguita lo scorso 30 aprile 2019, in quanto ritenuti responsabile del reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

In particolare, all’esito dell’udienza camerale, svoltasi avanti il Tribunale delle Libertà di Roma, il Collegio giudicante, in accoglimento dei ricorsi proposti dai difensori degli indagati, Emanuele Carbone e Mariano Giuliano, ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 30 aprile dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito dell’indagine, durata diversi anni, condotta dalla Compagnia di Cassino, rimettendo in libertà i due giovani.
Il Presidente, a seguito di una lunghissima camera di consiglio, in accogliendo della tesi difensiva – che ha evidenziato le numerose lacune della motivazione posta a fondamento della misura cautelare -, ha rimesso in libertà gli indagati senza alcun obbligo, così come già accaduto la settimana scorsa per gli altri indagati difesi dai due penalisti. In particolare, Guglielmo Morelli alias piccolo era considerato dagli inquirenti uno dei capi dell’associazione, il quale si sarebbe occupato della organizzazione delle piazze di spaccio, nonché della gestione dei rapporti con i pusher; il Morelli era ritenuto dagli inquirenti una figura di spicco dell’associazione, in quanto ne aveva descritto la caratura criminale anche un collaboratore di giustizia, il quale, nel corso di uno dei tanti interrogatori, aveva sostenuto di aver concordato con l’indagato Morelli la spartizione delle varie piazze di spaccio del cassinate, precisamente quella di Piazza Labriola, che sarebbe dovuta essere assegnata al gruppo facente capo al collaboratore di giustizia e quella di San Bartolomeo che sarebbe stata assegnata ai componenti dell’associazione di cui era capo il Morelli. Tale accordo, tuttavia non fu rispettato dall’odierno indagato, infatti spesso soggetti facenti capo al gruppo Morelli, si recavano a spacciare nel centro di Cassino, sempre secondo la ricostruzione del collaboratore, il quale si vide costretto a porre in essere una forte ritorsione nei confronti di tale associazione, attraverso il posizionamento di due bombe all’ingresso dell’attività commerciale di proprietà della moglie di Morelli Guglielmo, ciò attraverso anche l’aiuto della malavita campana.
Nonostante le gravissime accuse, i difensori degli indagati, sia in sede di discussione, nonché attraverso il deposito di una corposa memoria difensiva, hanno letteralmente scardinato quello che sembrava un quadro indiziario-cautelare granitico.

Red. Cass.

Articoli Correlati

LE PIU' LETTE