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Cassino – Di Mambro e il duro attacco alla sanità della Regione Lazio

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Cassino – Di Mambro e il duro attacco alla sanità della Regione Lazio
14 Dicembre
15:00 2019
Ancora una volta il consigliere coraggio Carmine Di Mambro torna a parlare di Sanità con i fatti e numeri.

“La Regione Lazio, dopo 12 anni di gestione commissariale, non è ancora nelle condizioni politiche e soprattutto sanitarie per uscire dal commissariamento della sanità. In questi 7 anni di attenta analisi della sanità laziale abbiamo evidenziato tutte le criticità esistenti, e nonostante qualche piccolo miglioramento, i principali problemi ad oggi non sono stati ancora risolti”.
Di Mambro entra in gamba tesa:
“Ma quale uscita dal commissariamento! Il governatore Zingaretti ha costruito una favola, ma la sanità nel Lazio è in rosso e i suoi continui annunci non incantano più nessuno. La realtà è ben diversa. I cittadini lo provano ogni giorno sulla loro pelle, 16 ospedali chiusi e 3600 posti letto in meno, con lunghissime liste di attesa, pronto soccorso sovraffollati e non adeguati, posti letto che mancano nei reparti, personale medico e infermieristico sottorganico, investimenti improduttivi e soprattutto una pressione fiscale esagerata. Adesso il colpo di grazia è rappresentato  dall’ospedale Columbus di Roma verso la chiusura, a rischio 750 lavoratori e 258 posti letto e Zingaretti muto, anzi continua con il suo libro delle favole”. È quanto dichiara Carmine Di Mambro.
“A novembre 2019, infatti, l’addizionale regionale del Lazio risulta ai massimi previsti, ovvero il 3,33%, la più alta d’Italia, per cui la sbandierata uscita dal commissariamento, di fatto, la stanno continuando a pagare da anni i cittadini. Se facciamo un confronto con la Lombardia, un cittadino del Lazio paga in media il 33,5% in più all’anno. Che i numeri reali siano lontani dalle chiacchiere del presidente Zingaretti – rimarca Di Mambro – emerge anche dalla relazione della Corte dei Conti, che ha evidenziato come l’esposizione debitoria della Regione, comprensiva delle anticipazioni di liquidità, ammonti nel 2018 a oltre 22,6 miliardi di euro”.
Continua Di Mambro “Le leggi approvate in questi sette anni dal Consiglio Regionale e i Decreti commissariali di Zingaretti non hanno portato alla costruzione di un modello efficiente di sanita’, ma hanno garantito il protrarsi di interessi politici.
I direttori generali, scelti quasi sempre per vicinanza politica piuttosto che per competenza, non hanno portato i risultati tanto attesi: abbattimento liste di attesa, affollamento e ineficienze pronto soccorso, funzionamento delle case della salute, ecc..,ma paradossalmente in alcuni casi sono stati premiati per i mancati risultati.
Il progetto di privatizzazione è in atto. Proseguono le esternalizzazioni a mille cooperative e aziende private, continuano i tanti regali alla sanità privata, prosegue l’abbandono al degrado di ospedali storici a vantaggio delle privatizzazioni.

I tentativi di far partire la “sanità territoriale” che doveva ridurre l’accesso ai pronto soccorso, si sono limitati ad un teatrale tentativo di far funzionare solo una decina di case della salute, inaugurate solo per la stampa e mai fatte funzionare davvero, con una spesa molto alta di denaro dei cittadini.

Gli scarsi passi effettuati nel campo della prevenzione e delle diagnosi precoci, così come il ritardo nella sanità digitale con la mancanza ormai cronica del fascicolo sanitario elettronico, la mancata presa in carico di pazienti fragili e anziani pluripatologici, l’estrema debolezza della rete dei servizi di salute mentale, sono di pubblico dominio.

L’elemento contabile più critico, il fondo di dotazione negativo per 850 milioni di euro, è ancora presente nonostante le azioni correttive effettuate in tutta fretta in questi ultimi mesi.

Sempre più cittadini della Regione Lazio in condizione di fragilità socioeconomica rinunciano alle cure perché non possono permettersi né i costi di assistenza o farmaci per i quali è prevista una compartecipazione alla spesa, e né possono ricorrere all’ intramoenia quando le liste di attesa nell’ospedale pubblico li costringono a rivolgersi sempre e solo alla sanità privata.

La regione Lazio non ha fatto ancora quell’importante passo in avanti, morale e politico, che permetterebbe di tornare con sicurezza ad una gestione normale della sanità.
Se usciamo anticipatamente dal commissariamento, in una fase ancora così critica e delicata, avremmo questi effetti negativi:
– si darebbe ancora più potere al Presidente della Regione ed alla sua giunta per proseguire nella stessa fallimentare politica sanitaria che ha portato avanti fino ad oggi, rinunciando anche al controllo diretto da parte del Governo (solo durante la fase di commissariamento è prevista la presenza di un Commissario Ad Acta e di un Sub Commissario di nomina ministeriale).

– si permetterebbe alla  Commissione Sanità del Consiglio Regionale, attualmente limitata nei suoi poteri, di procedere ancora più velocemente nell’attuazione di tutte le proposte di legge provenienti dalla giunta regionale (azienda zero, vaccini, professioni sanitarie, ecc)
– si regalerebbe ai Direttori generali delle Asl e delle Aziende ospedaliere, di nomina diretta e fiduciaria di Zingaretti, un potere enorme nel decidere ancora più liberamente su chiusure di reparti, trasferimenti e mobilita’clientelari, appalti, costose esternalizzazioni, concorsi e bandi dove è difficile vincere.
– si continuerebbe senza più controlli l’impoverimento delle province a vantaggio della sanita’ romana, concentrando posti letto, specialisti ed eccellenze solo su Roma con la morte sanitaria di Frosinone.

Bisogna uscire dal commissariamento solo quando le condizioni tecniche saranno oggettivamente migliori, liberandole dalle attuali “strumentalizzazioni ed interpretazioni politiche”.
Uscire anticipatamente dal commissariamento senza che i conti siano a posto e con criticità cosi’ forti ancora presenti  non farà bene alla Regione Lazio, ai professionisti della sanita’ e a tutti i cittadini che continuano a soffrire”.

(fonte: Comunicato Stampa)

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