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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Arte – L’importante scoperta del recinto funerario alla Foce del Lacerno

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Arte – L’importante scoperta del recinto funerario alla Foce del Lacerno
07 Gennaio
17:34 2015

L’anno 2014 per la città di Sora – e più in generale per tutto il nostro territorio – sul fronte della cultura si è concluso con un bilancio altamente positivo. L’incremento delle ricerche archeologiche, condotte in sinergia da professionisti e specialisti di vari settori, hanno portato a nuove scoperte di rilevante interesse storico, contribuendo a delineare la fisionomia della città antica e a definirne alcuni aspetti salienti: dal primo popolamento volsco in epoca arcaica, alla colonizzazione romana, dall’urbanistica antica, alla viabilità, dalla aree sacre, ai costumi funerari.

Questo nuovo anno si apre, quindi, con l’auspicio che tali studi procedano in modo sempre più proficuo e qualificante, e che i risultati possano divenire di facile fruizione da parte di un pubblico più vasto, fatto di specialisti, ma anche di semplici amanti della materia, di adulti e di bambini, di cittadini e di turisti. Da qui l’augurio che questa nuova rubrica possa offrire a tutti i lettori una valida occasione per conoscere il proprio Patrimonio, per riscoprirsi parte di un territorio ricco di testori, per appassionarsi alla materia e per dare più ampia diffusione a notizie e studi che altrimenti rischierebbero di rimanere “di nicchia”.

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Si è scelto, così, di inaugurare questa pagina con la presentazione della più importante scoperta effettuata in campo archeologico negli ultimi due anni nel nostro territorio, di enorme interesse archeologico, epigrafico e storico. Si tratta del rinvenimento dell’unico recinto funerario di epoca romana, datato nella seconda metà del I sec. a. C., conservatosi nella sua interezza. Il sito, parzialmente immerso nel letto del fiume Liri, è ubicato a nord del centro urbano di Sora, tra Pontrinio e Valfrancesca, precisamente alla confluenza con il torrente Lacerno, dove è una piccola spiaggetta naturale.

La storia del sito affonda le radici nei primi anni ’80 del secolo scorso, quando i lavori di arginatura del Lacerno offrirono l’occasione per il rinvenimento del primo dei quattro termini sepolcrali, immediatamente recuperato e trasportato presso il Museo della Media Valle del Liri ad opera del Centro di Studi Sorani “V. Patriarca”. La vicenda del più recente recupero iniziò, invece, nel 2010, quando, passeggiando lungo le spone del Liri alcuni membri dell’associazione “Verde Liri” rilevarono, in quello stesso punto, la presenza di altri blocchi in calcare, appena emergenti dal suolo, recanti iscrizioni a carattere funerario. Il momento propizio arrivò, però, solo qualche anno più tardi: il 5 maggio del 2013, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, con la collaborazione del Consorzio di Bonifica Conca di Sora e del Museo della Media Valle del Liri, intraprese il primo intervento d’indagine nell’area, finalizzato alla documentazione, allo studio ed alla tutela del sito. (cliccando sulle foto si ingrandiscono)

reperto-museo-sora-8L’eccezionalità del ritrovamento risiede innanzitutto nel fatto che generalmente le strutture pertinenti a recinti e monumenti funerari risultano conservati a livello di fondazione, soprattutto a causa del pesante e capillare spoglio cui, già in antico, furono sottoposti: le numerose aree funerarie dell’ager soranus sono documentate, infatti, quasi esclusivamente dal rinvenimento di numerosi termini sepulcrorum, cippi, elementi architettonici e fregi dorici, provenienti per lo più da scavi fortuiti effettuati tra il XIX e i primi decenni del XX sec., così di tutti questi materiali spesso non si conosce l’esatta provenienza; molti, inoltre, da tempo risultano dispersi, mentre altri sono stati reimpiegati in edifici diversi, rendendo impossibile ricollegare le iscrizioni al relativo monumento. In questo quadro il recinto funerario del Lacerno acquista maggiore importanza per il fatto di conservare l’ara e tutti i cippi, che, posti agli angoli dell’area sepulcri, ne indicavano la precisa pertinenza. Le dimensioni del recinto sono indicate dai termini sepulcri posti rispettivamente agli angoli nord ed est del lato posteriore.

reperto-museo-sora-10Si tratta di due cippi centinati in calcare con le rispettive iscrizioni (In fronte / pedes / XVI e In agrum / pedes / XVI): si tratta, quindi, di un’area sepolcrale con pianta quadrata di 16 piedi di lato. Sulla fronte del sepolcro era inserita un’ara-ossuario iscritta, che reca superiormente una profonda cavità circolare per l’alloggiamento del cinerario, a coronamento del quale, doveva essere originariamente posto un coperchio, fissato al blocco attraverso grappe in piombo. L’iscrizione recita: ——? / M(arci) Marci M(arci) l(iberti) A[d]rasti / Heracleotis grammatici / Agrippa et Euphronius lib(erti).

reperto-museo-sora-2All’interno di quest’area funeraria erano, dunque, le sepolture del grammatico Adrasto e quella di due suoi liberti, ricordati dalle iscrizioni riportate sui due cippi posti agli angoli a lato dell’ara: [——?] / M(arcus) Marcius / M(arci) l(ibertus) Euphronius, a sud, e V(ivit) / M(arcus) Marcius / M(arci) l(ibertus) Agrippa, ad ovest. Con ogni verosimiglianza, quindi, Eufronio e Agrippa provvidero a delimitare il luogo della loro sepoltura in occasione della morte del patrono Adrasto, grammatico di Eraclea. All’interno del recinto, lo scavo ha permesso di individuare una grande fossa rettangolare, scavata nel suolo argilloso, con pareti e fondo cotte dall’esposizione al fuoco: si tratta dell’ustrinum. Si tratta del luogo predisposto per l’allestimento del rogo nel rito della cremazione indiretta: uno spazio appositamente adibito e quindi distinto dal locus sepulturae definitivo destinato ad accogliere i resti mortali. In questo caso il morto era collocato sulla pira ancora giacente sul ferculum, oppure su un letto funebre in pregiato materiale, come l’osso lavorato. Nella fossa, infatti, tra i resti del rogo funebre, sono stati individuati numerosi frammenti di osso lavorato pertinenti al rivestimento del letto funerario.

reperto-museo-sora-5L’uso del letto funerario in avorio o in osso, già in età tardorepubblicana, per la società romana rappresentava un segno distintivo dello status sociale del defunto, oltre ad avere complessi significati escatologici nell’apparato decorativo, che attingeva in gran parte al repertorio mitico, soprattutto dal ciclo dionisiaco. Nel mondo romano si sviluppò in modo particolare la produzione di letti in osso, surrogato più facilmente disponibile dell’avorio, a partire dal II secolo a.C., con l’acme della diffusione in età tardorepubblicana e augustea con una continuità di attestazioni, ma in progressiva riduzione, nel corso del I secolo d.C.

reperto-museo-sora-6Nell’ustrinum sono stati rinvenuti anche resti di balsamari fittili e in vetro, questi ultimi rifusi, e frammenti di lucerne, oggetti utilizzati, quindi, nella pira funebre. Le sostanze aromatiche, contenute nei balsamari, venivano usate per cospargere il corpo del defunto già al momento della sua esposizione, prima del funus e in seguito per le aspersioni rituali di essenze; poi collocati insieme al cadavere sulla portantina, con la funzione di offrire aromi, olii ed essenze profumate, nonché di coprire i cattivi odori della combustione. Le lucerne, invece, assicuravano idealmente la presenza della luce nell’oscurità ultraterrena, ed erano associate al conforto derivante dall’aspetto domestico dell’oggetto.

Dopo aver effettuato l’ossilegium (l’accurata selezione dei resti combusti), i resti delle ossa venivano raccolti e riposti nelle urne: nel recinto sono stati rinvenuti due cinerari fittili, l’uno incassato nell’ara, l’altro deposto in un pozzetto scavato nel suolo argilloso, a chiusura del quale, furono deposti numerosi balsamari in vetro e in terracotta.

A 3 metri dal recinto, attualmente nel letto del fiume, quindi sotto il livello dell’acqua, si conserva un tratto di lastricato largo circa 4 metri, con crepidini in grandi blocchi parallelepipedi di travertino, orientato NO-SE. La pertinenza di questa struttura ad una strada, trova chiara conferma nelle evidenze epigrafiche del recinto, che informano il passante sull’estensione “in fronte” strada dell’area sepulcri.

Grazie alle attestazioni funerarie e all’individuazione in anni recenti, a 6 metri di profondità, in terreni compresi tra il fiume e la strada comunale di Valfrancesca, di brevi lembi di basolato, è oggi possibile ricostruire con buona verosimiglianza il tratto iniziale del tracciato extraurbano pertinente a quella che doveva essere l’importante arteria di collegamento con il Fucino e con la colonia latina di Alba Fucens, dando da lì accesso alla via Valeria. Questo asse dal centro urbano proseguiva dritto verso NE arrivando fino al fiume nei pressi di Pontrinio; da qui, la strada risaliva il corso d’acqua mantenendosi in destra idrografica, fino ad inoltrarsi nella Valle Roveto.

Ne consegue che, in questo settore del territorio sorano, a monte del Ponte di San Lorenzo, il corso del Liri deve aver subìto importanti interventi di rettifica solo dopo l’epoca romana, a differenza di quanto accadeva in ambito urbano, dove gli interventi di regolarizzazione idrografica, trovano un valido terminus ante quem nella costruzione, fra la fine del II e gli inizi del I sec. a.C., dei ponti che sorgevano proprio sul percorso fluviale già ristrutturato. Il confronto con la cartografia storica conforta questa tesi: in particolare in corrispondenza del nostro sito il Liri disegnava originariamente un meandro verso est, ricevendo le acque del Lacerno più a sud della confluenza attuale, chiaramente innaturale così come ristrutturata negli anni ’80 del secolo scorso. Tale recente riassetto idrografico, insieme allo spostamento dell’alveo del fiume verso ovest ed allo stesso apporto alluvionale, ha causato un consistente mutamento della morfologia in questo settore, mettendo fuori uso l’antica viabilità e addirittura inglobandone un tratto nel suo alveo. Anche qui doveva esistere un attraversamento: in epoca storica un ponte è chiaramente documentato dalla cartografia del XVIII secolo, mentre per l’epoca romana è solo indiziato dalla presenza di grandi blocchi di travertino a monte del ponte moderno.

reperto-museo-sora-3Attualmente il recinto funerario è stato riallestito, rispettando le dimensioni originali, all’interno di un’area aperta nel Museo della Media Valle del Liri, con un’istallazione che, seppur temporanea, in quanto i reperti devono ancora essere sottoposti al restauro in vista dell’allestimento definitivo, risulta certamente di grande suggestione. La scoperta, lo scavo e i risultati degli studi condotti su più fronti di indagine da archeologi, epigrafisti ed antropologi sono stati presentati in occasione del convegno tenutosi presso il museo lo scorso 5 dicembre, data in cui è stato inaugurato anche l’allestimento del recinto.

Considerando l’eccezionalità di questo ritrovamento, che conferisce a Sora un importante primato che supera di gran lunga i confini regionali, sembra doveroso invitare tutti i lettori a recarsi al Museo di Sora per godere dal vivo della bellezza, del fascino e della storia che quelle pietre ancora oggi raccontano.

A cura del Museo della Media Valle del Liri

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