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Arpino: “Riusciamo a malapena a sopravvivere”, il grido di aiuto di una famiglia disperata

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Arpino: “Riusciamo a malapena a sopravvivere”, il grido di aiuto di una famiglia disperata
17 Settembre
16:59 2020

 

 

 

«Siamo una famiglia di 5 persone, originari e residenti ad Arpino, ed andiamo avanti con il solo stipendio di mio marito, che lavora presso un’azienda del limitrofo comprensorio. Questo stipendio, però, non arriva mai per intero: ogni mese degli acconti frammentari, sempre in ritardo tra l’altro, che non corrispondono alla busta paga. Basti pensare che mio marito deve ancora ricevere la 13esima di dicembre 2019. Avendo un mutuo, puntualmente ci troviamo a ricevere dei solleciti di pagamento dalla banca. Prima della pandemia ci aiutava la Caritas di Arpino ma adesso, con l’emergenza dovuta al virus, non hanno abbastanza mezzi nemmeno loro. Viviamo una situazione di estremo disagio, ogni giorno è un’impresa riuscire a sopravvivere, a mettere qualcosa sulla tavola, a garantire il necessario: i figli hanno bisogno di cibo, abiti e scarpe almeno. Sono tre anni che non ci possiamo permettere il lusso di un gelato, un pezzo di pizza, una gita. Per una fattura non pagata, per cui avrei provveduto, con ritardo ma avrei provveduto, Acea ci ha tolto anche l’acqua».

Chi scrive è una mamma disperata, esasperata, disorientata, che non sa più cosa deve fare per migliorare questa drammatica situazione «La scorsa settimana è finito il gas nel serbatoio e non riusciamo a coprire le spese per fare rifornimento: da una settimana che non posso cucinare e mangiamo panini, sia pranzo che a cena». Una situazione che grava soprattutto sui figli, creando loro non poche difficoltà. Tre figli di età diversa, che vanno a scuola ed hanno bisogno di ritrovare la serenità in famiglia e non patire la morsa di un disagio economico. Un disagio che si riflette sui loro volti, nei loro occhi, nelle loro espressioni di rassegnazione, nelle loro soffocate preghiere: «Se papà lavora tutti i giorni, perché non ci sono soldi in casa?” Una famiglia che non ha troppe pretese, che non cerca sostentamenti, vorrebbe solamente che il marito venisse regolarmente pagato dall’azienda in cui lavora, basterebbe quello per riavere la dignità di cui sono stati privati».
Un appello rivolto alle Istituzioni, affinché si interessino alla circostanza, facciano opportuni solleciti e verifichino eventuali responsabilità. Un appello anche alla comunità: chiunque volesse materialmente aiutare la “famiglia speranza” può rivolgersi alla Caritas di Arpino oppure direttamente a don Antonio Di Lorenzo, per contribuire a regalare un pochino di tranquillità a queste persone tanto bisognose: un contributo per far fronte alle utenze, una busta di spesa, abiti dismessi in buono stato…il grande cuore della solidarietà non ha bisogno di indicazioni, chi vuole saprà come contribuire con il suo piccolo gesto che, insieme a tanti piccoli gesti, certamente non risolveranno questa spiacevole vicenda ma quantomeno regaleranno una boccata d’ossigeno ad una famiglia, per non soffocare nell’indifferenza.
Sara Pacitto

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