Arpino – “Perché non posso vivere la mia vita? Voglio solo questo” | TG24.info
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Arpino – “Perché non posso vivere la mia vita? Voglio solo questo”

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Arpino – “Perché non posso vivere la mia vita? Voglio solo questo”
22 Aprile
21:28 2021

 

 

È l’appello di Emilio Iacobelli, un residente di Arpino, non una persona qualunque ma un personaggio conosciuto e benvoluto dalla comunità, soprattutto nel centro storico dove vive da sempre.

Cultore della musica e dell’arte, ama viaggiare e conoscere la storia e le tradizioni di ogni posto, curioso ed interessato alle peculiarità che caratterizzano i diversi luoghi. Emilio vuole vivere la sua vita, ogni emozione che questa gli presenta, sia bella che brutta; Emilio vuole vivere la sua vita con cognizione, essere protagonista delle sue giornate e prendersi la responsabilit delle scelte e delle azioni che compie, godendo ed entusiasmandosi degli eventi positivi e rammaricandosi per quelli negativi, come un normalissimo essere umano. Perché Emilio, per quanto sia “un tipo” eclettico, estroso, originale, di certo NON È UN PAZZO.
Emilio ha avuto, in passato, le sue difficoltà, le ha affrontate e superate, è cosciente delle sue fragilità, ne ha la consapevolezza, ci convive, è in grado di tenerle sotto controllo. Quando Emilio è stato ricoverato presso una struttura terapeutico-riabilitativa a carattere psichiatrico, nonostante la sua mente fosse annebbiata dai farmaci, riusciva a valutare la sostanziale differenza tra i motivi che portavano lui e gli altri ospiti in quella residenza: i “problemi mentali” erano ben diversi. Emilio capiva di avere intorno anche persone che avevano compiuto azioni folli, cariche di violenza, mentre lui, in tutta la sua vita, non ha mai fatto del male a nessuno, non è mai stato aggressivo, ma nemmeno mai maleducato «Io ho dato solo amore: alla mia famiglia, alla mia cagnolona Chicca, agli amici, ai conoscenti. Nel mio piccolo, ho sempre cercato di mettermi a disposizione della comunità, con il coro della parrocchia ad esempio, dove ho cantato per anni».
Emilio ha concluso il suo percorso riabilitativo, è stato curato ed ha raggiunto l’obiettivo del benessere perché ha consolidato la consapevolezza e la responsabilità per affrontare la realtà. Emilio non può restare chiuso in una struttura sanitaria. Emilio vuole vivere la sua vita non da automa: lui è autonomo ed intende continuare ad alzarsi presto la mattina, prepararsi, uscire per la spesa quotidiana, fermarsi a fare una chiacchierata con gli amici per poi tornare a casa a cucinare, rassettare ed organizzarsi il resto della giornata… come un normalissimo essere umano. Perché pensare che sia pazzo? non ce n’è motivo. Perché imbottirlo di farmaci? non ce n’è motivo. Perché privarlo della sua vita? non ce n’è motivo. Perché rinchiuderlo in una struttura? non ce n’è motivo. Perché provocarlo? non ce n’è motivo, o forse si! Nessuno vuole immaginare che Emilio sia diventato scomodo!
E come tutti i normalissimi esseri umani, anche Emilio ha le sue paure: il terrore di essere privato della sua libertà, della sua dignità, della sua identità, della sua volontà. E proprio perché Emilio non è pazzo, prova sofferenza quando si sente giudicato «Io mi sento addolorato quando sento dirmi che sono pazzo e che non sono in grado di prendermi cura di me stesso: io cucino, io mi lavo, io sistemo casa, io esco, io faccio la spesa, io gestisco il mio denaro, io so stare in compagnia di altre persone. Sono tutte cose che faccio abitualmente, l’ho dimostrato che sono capace di intendere e di volere come ho dimostrato di essere in grado di prendermi cura di me stesso, lo dimostro ogni giorno. Chiedo solamente di poter vivere serenamente la mia vita. Nella struttura ho constatato la triste sofferenza di quelle persone qualificate “pazze” e mi sento offeso, deluso, rammaricato ed amareggiato quando qualcuno si attiva per far credere che io sia tale. Ma nonostante l’isolato pregiudizio bigotto, io vado avanti e trovo la mia serenità, anche se certe volte mi sento solo ed abbandonato, non demordo, io ce la faccio».
Un appello alla gente del paese, affinché sia più sensibile e riesca ad andare oltre le chiacchiere ed i preconcetti: Emilio ci riesce, lo fa ogni giorno, non giudica chi lo giudica e con la sua immensa sensibilità vuole bene e stima tutti. Un appello anche alle Istituzioni, quelle stesse Istituzioni che dovrebbero stare dalla parte delle persone fragili e sostenerle. Ovviamente, prima di scrivere, abbiamo voluto contattare e sentire l’avvocato Paolo Pagliari, legale di Emilio Iacobelli, che segue e rappresentata gli interessi del suo assistito con scrupolosa professionalità e con altrettanta umanità. E con umanità abbiamo voluto raccontare una piccola parte di Emilio, affinché ognuno sia più attento e rispettoso nei confronti dei sentimenti altrui, del resto siamo tutti… normalissimi esseri umani.
Sara Pacitto

 

 

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