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Arpino – La preoccupazione per il “Decreto Crescita”

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Arpino – La preoccupazione per il “Decreto Crescita”
13 Luglio
14:33 2019

 

 

 

 

 

Renato Rea, sindaco della Città di Arpino, esterna tutta la sua preoccupazione relativamente al “Decreto Crescita”, d.l. entrato in vigore il 1° maggio scorso.

Il “Decreto Crescita”, per l’appunto, è stato da poco approvato e convertito in legge: con questo passo si intedono adotrare misure urgenti di crescita economica e mirate per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi, attraverso interventi fiscali, norme per il rilancio degli investimenti privati, disposizioni per la tutela del made in Italy ed ulteriori interventi.

《Sono molto preoccupato, esordisce Renato Rea, per quello che si profila all’orizzonte nei prossimi giorni, visto che il Parlamento Italiano ha adottato una legge (curiosamente denominata “Decreto-Crescita”) che favorisce le grandi città e rischia di affossare quei Comuni che stanno faticosamente portando avanti i loro piani di rientro, come il Comune di Arpino.
Non entro volutamente nei tecnicismi contabili e legislativi per non appesantire il concetto, che proverò a spiegare con semplicità e concretezza.

Nel 2013 il Comune di Arpino ha varato un piano di rientro decennale, regolarmente approvato dalla Corte dei conti, per risanare le pesanti passività di bilancio ereditate dalle precedenti amministrazioni.
Tuttavia, dopo appena due anni, nei quali abbiamo conseguito buoni risultati certificati dalla stessa Corte dei Conti, lo Stato Italiano con una mano ha tagliato i conferimenti ai Comuni (ad Arpino circa € 1.500.000 in tre anni), e con l’altra mano ha consentito ai Comuni in pre-dissesto di restituire il cosiddetto “fondo di rotazione” (un prestito utilizzato per sanare alcune passività) nel termine di 30 anni.
In virtù di queste nuove normative, nel 2016 il Comune di Arpino è stato costretto a rimodulare il piano di rientro, approvato dalla Corte dei conti, anche se con condizioni decisamente più onerose visto il taglio subito.
Nello scorso mese di febbraio la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità della stessa norma che prevedeva la restituzione del fondo di rotazione in 30 anni, costringendo di fatto i Comuni che ne avevano usufruito a provvedere alla restituzione nel termine di 10 anni (decorrenti dalla erogazione del fondo e cioè dal 2013!).
𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗱𝗲𝘀𝘀𝗲 𝘂𝗻 𝗺𝘂𝘁𝘂𝗼 𝘁𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗽𝗼𝗶, 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗶 𝘁𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶, 𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗽𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗮𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝘁𝗼, 𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗻𝗼𝗻𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝘂𝗻𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗮𝘁𝗲.
Abbiamo sperato, e speriamo tuttora, in un intervento normativo che ristabilisca una situazione di equità, tanto che ci è stato concesso di procrastinare al 31 luglio il termine per l’approvazione del bilancio previsionale per l’anno 2019.
Ma i segnali che sono arrivati finora sono sconfortanti, perché il “decreto crescita”, che avrebbe dovuto porre rimedio alla situazione, prevede che verranno salvate Roma e le Città metropolitane con la istituzione di un apposito fondo loro riservato, che verranno aiutate le città con almeno 60.000 abitanti, e che saranno elargite cospicue somme in favore dei Comuni di Alessandria e Campione d’Italia.
Dal canto suo, il Comune di Arpino dovrà invece restituire in un termine ridotto di 20 anni (da 30 a 10) il prestito ottenuto di € 1.800.000 (cd. Fondo di rotazione), peraltro utilizzato per sanare situazioni debitorie di importo decisamente superiore grazie alle transazioni effettuate.

È palese l’ingiustizia e l’iniquità di una legge siffatta: 𝗶 𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶, 𝗶 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶. La norma determina infatti una notevole disparità di trattamento tra enti, e se non interverrà alcun altro provvedimento costringerà moltissimi comuni (incluso Arpino) a non avere più gli equilibri di bilancio.

Noi non vogliamo le agevolazioni che lo Stato sta concedendo ad alcune città, chiediamo solo di essere lasciati tranquilli ad onorare il nostro piano di rientro fino alla sua naturale scadenza (come pattuito con lo Stato nel 2016), senza interventi normativi a cadenza triennale, e sempre peggiorativi della situazione. Ce la stiamo cavando da soli, seppur con sacrifici e mancanze che ricadono sui nostri cittadini.

Chiediamo solo di non avere sempre continui ostacoli sul nostro cammino; le condizioni cambiano continuamente e sempre in peggio: è paradossale che perda gli equilibri di bilancio un Ente che sta rispettando il piano di rientro, che ha chiuso in attivo gli ultimi 5 bilanci, e che fronteggia annualmente i tagli nei trasferimenti statali.

Da almeno due mesi l’intera amministrazione è al lavoro su questa assurda vicenda. Abbiamo interpellato tutte le istituzioni coinvolte, e siamo in attesa di ricevere le risposte e i chiarimenti che abbiamo sollevato attraverso quesiti inoltrati per le vie istituzionali. Continuiamo a sperare nel ravvedimento in extremis del nostro legislatore e aspettiamo con fiducia un segnale che ci faccia capire che vale ancora la pena battersi per l’amore della propria Città e per il rispetto dei propri concittadini》.

Sara Pacitto

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