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Arpino – Il servizio di refezione scolastica è un diritto per gli studenti

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Arpino – Il servizio di refezione scolastica è un diritto per gli studenti
02 Dicembre
19:02 2019

 

 

 

 

Proprio così: il servizio di ristorazione scolastica rientra nelle misure che favoriscono il Diritto allo Studio, contemplato negli articoli 33 e 34 della Costituzione della Repubblica Italiana.
È, a tutti gli effetti, un servizio al cittadino che ogni rispettivo Comune ha l’onere di organizzare e garantire: la refezione in mensa è uno strumento basilare di educazione alimentare, una componente fondamentale della didattica, parte integrante della formazione scolastica, e nessun alunno può essere escluso da tale momento di crescita. Purtroppo ad Arpino continuano i problemi legati alla vicenda della mancata erogazione: l’espediente adottato dalla Dirigente Scolastica circa 15giorni addietro (leggi qui https://www.tg24.info/arpino-istituto-comprensivo-cicerone-si-mangia-in-mensa/ ) non è confacente alle diverse esigenze: di fatto la mensa manca, non c’è, non viene espletata la refezione e non si conoscono i tempi, brevi o lunghi, di quando potrebbe tornare a funzionare.

Nel pomeriggio di ieri è stata fatta una raccolta firme, una forma di protesta silente sottoscritta da tantissime famiglie, una “preghiera” che verrà inviata al Prefetto S.E. Ignazio Portelli, al Sindaco di Arpino Renato Rea, alla Dirigente Scolastica Gabriella La Marca, presso l’Ufficio Scolastico sia Regionale che Provinciale ed alla ASL di Frosinone, per richiamare l’attenzione sulla circostanza e fare in modo che le Istituzioni si applichino nel trovare una opportuna conclusione, che garantisca il servizio così come previsto nel piano dell’Offerta Formativa.

I disagi maggiori sono per gli alunni della materna, i quali non riescono ad autogestirsi. Il pasto domestico potrebbe non essere equilibrato, nutriente, salutare. Potrebbe subire un deterioramento, considerando che dalla preparazione al consumo passano diverse ore e che, nel frattempo, non viene idoneamente conservato e/o refrigerato: come possono i bambini tra i 3 ed i 5 anni capire se il loro pranzo è ancora buono da mangiare? Come possono questi piccolini pranzare tutti i giorni con un panino oppure con pietanze fredde? Non è un’alimentazione corretta, che va incontro ai loro bisogni ed al gusto dell’infanzia: a distanza di circa 15 giorni dall’adozione del provvedimento “di salvataggio”, i genitori già notano il deperimento fisico dei propri figlioli. I bambini non hanno voglia di mangiare un pasto freddo. Per ovviare, alcune famiglie stanno riorganizzando i propri tempi, rinunciando all’attività lavorativa per poter riprendere la prole in orario antimeridiano, sostenendo spese non previste per baby sitter oppure costringendo nonni e parenti. Agli studenti non viene garantito il principio di uguaglianza, oltre che negare la possibilità di frequentare le ore pomeridiane e quindi la formazione scolastica completa.

Vero è che, se la problematica fosse stata affrontata ad inizio settembre, con tutte le carte in tavola, l’Ente poteva anzitempo pensare di formulare uno specifico bando per affidare definitivamente il servizio, verosimilmente entro la fine dell’anno. Dopo aver cincischiato per tre mesi, l’auspicio è che adesso le rispettive “parti in causa” siano più sensibili al gravoso disagio: non si pongano come antagonisti l’uno dell’altro ma trovino una intesa reale e costruttiva, si collabori in maniera univoca e comune per assicurare quel pasto caldo e bilanciato previsto dal piano formativo.
Sara Pacitto

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