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Aggiornato alle: 10:48 di Martedi 27 Luglio 2021
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Arpino – Folklore, tradizioni, usi e costumi sono il vero cuore del Gonfalone

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Arpino – Folklore, tradizioni, usi e costumi sono il vero cuore del Gonfalone
23 Giugno
19:04 2021

 

 

 

È questo il leitmotiv che animerà la particolare edizione del Gonfalone 2021: folklore, tradizioni, usi e costumi sono stati messi al centro dell’attenzione, proprio per ricordare quali siano i princìpi che hanno consacrato la caratteristica manifestazione.

Su tale spinta il Quartiere Arco ha organizzato un evento che intende omaggiare il preziosissimo contributo delle “sartore”: da sempre le sarte del paese hanno prestato al Gonfalone la loro arte, con passione ed intelletto, realizzando i costumi che, generazione dopo generazione, hanno contraddistinto l’evento. La mostra “Le Sartore: quando la passione diventa arte” è stata allestita presso il suggestivo Palazzo Boncompagni, in Piazza Municipio ad Arpino. Sarà inaugurata nella giornata di sabato 26 giugno, alle ore 18:00, e rimarrà aperta al pubblico fino al 31 agosto: l’ingresso è libero, nelle modalità antiCovid previste o che entreranno in vigore.

Gianluca Fracasso, presidente dell’associazione Quartiere Arco, in esclusiva per TG24.info ha spiegato «Il tema centrale della mostra non è il costume Ciociaro bensì il tributo a tutte le sarte ed a tutte quelle persone che in questi primi 50 anni del Gonfalone si sono prodigate per riscoprire, valorizzare e soprattutto cimentarsi nella realizzazione dei costumi Ciociari. Nel 2007 si intraprese un lavoro molto strutturato, che ha visto tante sarte o comunque appassionate del tema, impegnarsi nello studio per la produzione di un documento che ricostruisse il percorso del costume ciociaro ma soprattutto desse finalmente delle linee-guida relative ad un periodo storico di riferimento a cui si rifà il Gonfalone, ossia la seconda metà dell’Ottocento. Si è ricostruito attraverso gli scritti, le fotografie rarissime, la memoria storica e le tele dei pittori che in quegli anni hanno riempito le mostre di quasi tutta Europa. Sappiamo bene che tanti illustri artisti hanno girovagato per la Ciociaria, per il Regno delle Due Sicilie, narrando, dipingendo e “ricostruendo” quello che era l’habitat genuino e naturale del tempo per cui, tornando a noi, la nostra intenzione era quella di tributare un omaggio a tutte queste persone. Le sarte, in particolare, diventate un anello di congiunzione tra le varie generazioni, le quali hanno riprodotto vestiti per grandi, giovani e piccini, con una grande passione per il cucito ed il sacrificio che c’è dietro questa arte, quasi mai ben retribuita, ed il loro amore per il Gonfalone e quindi alla riscoperta delle tradizioni che la manifestazione si prefigge».

Il pensiero non poteva non andare alla signora Lidia, un’icona del Gonfalone. Fracasso continua «Il nostro cuore è rivolto a Lidia Berta Rea, che ha cucito e vestito amabilmente i ragazzi di tanti quartieri e contrade, perché Lidia aveva un amore ed una passione smisurata per l’arte sartoriale e per il Gonfalone. Lei incarnava in pieno quello che è lo spirito dell’evento: si è “nemici”, si è oppositori, si è avversari durante la manifestazione, che sia nella sfilata di un costume o nella realizzazione di una sagra o sul percorso di gara, ma in realtà si è tutti innamorati ed amanti del Gonfalone. Noi dell’arco abbiamo con Lidia un rapporto speciale perché con noi, nel negli ultimi 15 anni, ha collaborato in maniera stretta ma senza mai negarsi a nessuno. Non tutti sanno che Lidia ha realizzato due costumi per degli emigranti di Ceccano trasferitisi nell’immediato dopoguerra negli Stati Uniti: i costumi di Lidia hanno sfilato, con l’apprezzamento di tutti, al Columbus Day. Non solo: un altro costume Ciociaro, confezionato per una giovane statunitense, è stato orgogliosamente indossato in diverse occasioni a New York. Lidia ha rappresentato in pieno lo spirito del Gonfalone, ovvero tramandare e far conoscere il folklore, le tradizioni, gli usi ed i costumi».

Il presidente del quartiere Arco conclude «L’auspicio è che la mostra venga visitata da tutti, al di là dell’affetto per Lidia, anche perché è un ulteriore strumento per far vedere che il paese vive, il Gonfalone è vivo e soprattutto alcuni aspetti del Gonfalone, tra cui quelli folkloristici, sono i veri punti focali della manifestazione. Le gare sono per noi contradaioli un divertimento, uno sfottò, a volte sono passione pura e anche travolgente, ma tutto quello che rappresenta il folklore, le tradizioni, gli usi ed i costumi sono il vero cuore della manifestazione del Gonfalone».
Sara Pacitto

 

 

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