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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Anagni – Sit in Marangoni: no all’inceneritore (video)

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18 Giugno
17:10 2019
(di Anna Ammanniti) Stamattina, martedì 18 giugno alle ore 10, presso l’azienda Marangoni si è svolto un sopralluogo necessario nella procedura autorizzativa degli uffici regionali preposti, verso una riaccensione dell’inceneritore.

Al sopralluogo presenti la Regione Lazio con il responsabile delle Politiche Ambientali Flaminia Tosini, la Provincia di Frosinone, il Comune di Anagni con il sindaco Daniele Natalia, il vice sindaco e assessore all’Ambiente Vittorio D’Ercole e il responsabile dell’Ufficio Urbanistica, Ambiente, Igiene Urbana, l’arch. Vincenzo Maia. Contemporaneamente dalle ore 9.30 fuori ai cancelli dell’impianto della Marangoni si è svolto un sit – in per protestare contro la riaccensione dell’inceneritore. Politici, associazioni e cittadini per dire no al termocombustore, la salute è un diritto ed Anagni è già senza ospedale, pronto soccorso e altri servizi sanitari. Riattivare l’inceneritore spento da anni, rappresenta un qualcosa di davvero preoccupante per tutti. Non ci si spiega come una città inserita nel perimetro del Sito di Interesse Nazionale, venga ancora tenuta in considerazione per avviare attività altamente inquinanti quale può essere il bruciare 48 tonnellate al giorno di pneumatici fuori uso! Ma come ci siamo arrivati a questo punto? Ricostruisce in modo preciso e dettagliato il Circolo Legambiente di Anagni con il presidente Rita Ambrosino. “Nel 2001, la Regione Lazio autorizza Marangoni Tyre all’esercizio del termocombustore. L ’autorizzazione ha una durata di cinque anni ed è valida per l’incenerimento di Pneumatici Fuori Uso -PFU- per un massimo di 36 tonnellate al giorno (13000 ton/anno). Nel 2006 il Commissario Delegato per l’emergenza ambientale della Regione Lazio dispone il rinnovo dell’autorizzazione per ulteriori 10 anni. Si autorizza un incremento della capacità di combustione di circa il 10%: massimo 39,5 ton/giorno (14220 ton/anno). Si autorizza anche l’incenerimento degli scarti di lavorazione dei battistrada prodotti nell’adiacente stabilimento di produzione pneumatici. Nel 2012 si opera una fusione societaria tra Marangoni Tyre e MAIND srl e viene chiesta la voltura dell’autorizzazione ottenuta nel 2006. Nel 2016 Marangoni chiede il rinnovo dell’autorizzazione all’incenerimento. Viene indetta la Conferenza di Servizi per il rinnovo dell’autorizzazione. Nella conferenza dei servizi del 23 settembre 2016 la Marangoni chiede un incremento fino a 48 tonnellate al giorno di PFU, corrispondenti a 15600 tonnellate annue. Nella prima seduta istruttoria dell’8 novembre 2016 vengono presentate osservazioni e memorie da parte del Comune di Anagni e di diverse associazioni, tra le quali Legambiente, nelle quali vengono esplicitate notevoli perplessità sull’impianto, tanto da chiedere alla Regione di non concedere l’autorizzazione. L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale – ARPA-, anche se non partecipa fisicamente alla Conferenza di Servizi, invia una relazione tecnica, la n.2013/2017, con diversi rilievi. In particolare, a causa del notevole incremento di massa incenerita che costituirebbe una variante sostanziale al progetto originario, si richiede di rimandare il progetto ad una Verifica di Assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Nella seduta conclusiva del 7 aprile 2017 l’amministrazione comunale di Anagni e le associazioni ribadiscono la forte contrarietà al progetto. Oltre alla presenza in aula del sindaco Bassetta, dei tecnici comunali e dei rappresentanti delle associazioni di cittadini, molti cittadini di Anagni sono arrivati a Roma sotto gli uffici regionali per protestare, con loro anche il Vescovo Loppa. La presidente, ing. Tosini, prende atto della relazione tecnica che ARPA ha inviato il 23 marzo chiedendo la assoggettabilità a VIA, per aumento sostanziale di capacità di incenerimento (incremento del 20% su base annua, che diventa del 33% considerando la potenzialità giornaliera). La seduta viene sospesa per approfondimenti sulla questione sollevata da ARPA. Marangoni conferma i dati della richiesta: 48 ton/giorno, 15600 ton/ anno.  Nella determinazione del 27 luglio 2017 si dichiara positiva la valutazione conclusiva della conferenza di servizi. Il 22 novembre 2016, il ministro dell’Ambiente Galletti ha firmato il decreto di riperimetrazione del Sito d’Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco, ufficializzando così l’esito della Conferenza dei Servizi decisoria del 7 novembre 2016.  Il 04/08/2017, con decreto del ministero dell’ambiente n. 370 è stato approvato il documento “Linee guida sulle procedure operative ed amministrative per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Bacino del fiume Sacco”. L’installazione Marangoni ricade pienamente nel perimetro del SIN. Sono inoltre in corso due procedure di infrazione europea riguardanti la qualità dell’aria. La Comunità Europea contesta all’Italia di non aver messo in campo azioni efficaci per il superamento dei limiti di Biossido di Azoto e Particolato Sottile (PM10). Per rispondere ai richiami dell’Europa, sono stati predisposti due protocolli operativi. Uno è recentissimo, sottoscritto dal Governo e dalle Regioni lo scorso 4 giugno. L’altro protocollo sottoscritto dal Ministero e dalla Regione Lazio il 18/11/2018, riguarda il Lazio, con specifico e particolare riferimento alla Valle del Sacco e ad Anagni. Sono in corso procedimenti giudiziari contro la delibera che autorizza la riaccensione dell’inceneritore Marangoni, tra questi ricordiamo il ricorso al TAR promosso da alcune associazioni e il ricorso al Presidente della Repubblica, promosso dall’amministrazione di Anagni.

Al sopralluogo di questa mattina il Comune di Anagni ha presentato le memorie redatte dall’arch. Vincenzo Maia, sotto firmate dall’ assessore all’Ambiente Vittorio D’ercole nelle quali si spiegano i diversi aspetti per i quali l’amministrazione comunale è assolutamente contraria alla riattivazione del termocombustore. Il Comune richiede all’autorità competente di procedere a una verifica tecnologica delle condizioni dell’impianto operativo dal 2000, in rapporto alle attuali tecniche moderne di abbattimento e controllo delle emissioni e alle tecnologie di ottimizzazione e controllo della combustione. Le emissioni di sostanze per combustione degli pneumatici sono le più elevate di ogni tipologia altra combustione. Di conseguenza la tecnologia di combustione deve essere ancora più tecnologicamente avanzata rispetto ad altri termovalorizzatori alimentati con altri combustibili. Le verifiche effettuate sugli stessi impianti in altri Paesi, ad esempio in California ne ha comportato la chiusura per certificato inquinamento. Sono stati evidenziati una serie di aspetti tecnici non esaustivi, oltre ovviamente aspetti ambientali non trascurabili. La perimetrazione Sin avvenuta nel 2016 e al sopralluogo doveva essere convocato anche il Ministero. Nel 2009 furono effettuate delle analisi dalla Asl veterinaria sui terreni adiacenti la Marangoni e su prodotti animali che rilevarono la presenza di diossina. Nel 2016 un’indagine di Arpa Lazio rilevava nel terreno il superamento di soglia di contaminazione per PCB e metalli, elementi comuni alle sostanze di captazione del filtraggio degli impianti di combustione. Inoltre una ventina di famiglie che risiedono nella zona limitrofa all’impianto hanno fatto causa alla Marangoni perché colpite da tumori ritenuti causati dalle emissioni dell’inceneritore. Il Comune evidenzia che prima del rilascio dell’Aia devono essere effettuate tutte le indagini, incluso il piano di caratterizzazione dell’area, che risulta già inquinata, secondo quanto disposto dalle linee guida emanate dal Ministero dell’Ambiente per gli interventi in area SIN  e secondo quanto dettato dalla giunta regionale lo scorso maggio 2019, che impone precise disposizioni e procedure da effettuare per la bonifica di siti inquinati.

Anna Ammanniti

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