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Anagni – Pneumatici fuori uso, intervista all’ingegner Corbetta DG di Ecopneus

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Anagni – Pneumatici fuori uso, intervista all’ingegner Corbetta DG di Ecopneus
21 Ottobre
12:30 2020
L’Italia è un’eccellenza in Europa per la gestione degli Pneumatici Fuori Uso: un sistema che assicura il recupero del 100% del prodotto annualmente immesso nel mercato, oltre 350.000 tonnellate

Un rifiuto prezioso da cui si ottiene principalmente gomma riciclata, utilizzata in Italia e in tutto il resto del mondo in infrastrutture e per la realizzazione di tantissimi oggetti e prodotti “eco-friendly”. Dalle superfici sportive come campi da calcio, campi da basket (anche per il 3×3), volley e pallamano agli arredi per le città come panchine e fioriere. Dagli asfalti “modificati” con il polverino di gomma, che garantiscono riduzione del rumore e lunga durata alla strada, alle superfici di palestre e aree gioco per bambini. Un sistema virtuoso, in grado di contribuire concretamente all’economia circolare del nostro Paese. Ne abbiamo parlato con l’Ing. Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus.

D: Ing. Corbetta, la vostra è un’attività preziosa, che consente di trasformare uno pneumatico non più utilizzabile in qualcosa di totalmente nuovo e utile alla società. Ci racconta il vostro lavoro?

R: Ecopneus è una società senza scopo di lucro per il rintracciamento, la raccolta, il trattamento e il recupero degli Pneumatici Fuori Uso (PFU), costituita dai principali produttori di pneumatici operanti in Italia, a cui nel tempo si sono aggiunti anche molti altri importatori di pneumatici, per assolvere ai loro obblighi di legge: un Decreto del Ministero dell’Ambiente prevede infatti che chiunque immetta nel mercato italiano uno pneumatico, sia poi obbligato a garantire raccolta e recupero di un quantitativo analogo in peso.

La mission di Ecopneus si traduce quindi nel garantire il rintracciamento e il recupero di un quantitativo di PFU pari in peso a quanto hanno immesso nel mercato le aziende socie l’anno precedente: mediamente circa 210.000 tonnellate di Pneumatici Fuori Uso ogni anno.

D: Nel complesso invece quanti sono gli Pneumatici Fuori Uso che vengono generati ogni anno in Italia?

R: Complessivamente in Italia sono circa 350.000 tonnellate le tonnellate di pneumatici che arrivano a fine vita ogni anno nel mercato del ricambio, ossia dalla sostituzione presso gommisti, stazioni di servizio e autofficine. Di questo totale, la quota di responsabilità di Ecopneus è di poco superiore al 60%.

Esistono, infatti, circa altri 60 soggetti (sia in forma collettiva che individuale) autorizzati dal Ministero dell’Ambiente alla raccolta e gestione dei PFU. Ognuno con target di raccolta differenti, ma ciascuno con i medesimi obblighi sia di gestione che di rendicontazione.

Gli operatori del ricambio (gommisti, stazioni di servizio, autofficine) possono – e anzi devono – rivolgersi a tutti i diversi player del settore per richiedere la raccolta dei PFU, in quanto è solamente grazie all’operato di tutti i soggetti autorizzati che è possibile centrare l’obiettivo a livello nazionale di raccolta e recupero del 100% dei pneumatici regolarmente immessi nel mercato del ricambio.

D: Quali sono, se ci sono, le criticità ancora aperte in questo sistema virtuoso?

R: Ha ragione, quello impostato dal Legislatore italiano per la gestione dei PFU è proprio un sistema virtuoso, che ha portato in meno di 10 anni l’Italia ad essere un’eccellenza europea. Purtroppo, siamo ancora penalizzati da quello che noi chiamiamo il “baco dell’illegalità”: stimiamo infatti tra noi addetti ai lavori, circa 30 – 40mila le tonnellate di pneumatici che ogni anno vengono immessi illegalmente nel mercato nazionale, dunque non tracciati e sui quali non viene applicato il contributo ambientale per la copertura dei costi di raccolta e recupero. I PFU derivanti dai flussi illegali finiscono per confondersi nella massa complessiva di PFU da raccogliere, facendo saltare gli obiettivi di raccolta fissati ogni anno e causando due principali impatti negativi: l’accumulo di PFU nei piazzali degli operatori (gommisti, stazioni di servizio, autofficine) e il rischio di abbandoni illegali nell’ambiente.

D: Attraverso quali sistemi riescono ad entrare illegalmente tutti questi pneumatici nel nostro Paese?

R: Principalmente, attraverso la presenza di flussi in ingresso nel nostro paese di pneumatici nuovi che partono da un Paese con le carte in regola, che poi però verranno stracciate appena arrivate a destinazione, facendoli diventare gomme fantasma per il sistema ufficiale. Anche il commercio illegale on line, attivato sia nei circuiti di B2B che in quelli B2C (ora inquadrato dal recente DM 182) rappresenta uno dei principali nemici del sistema di regolazione ufficiale, poiché in questo modo è più facile per gli operatori disonesti commercializzare pneumatici in totale evasione di Iva e del contributo ambientale. Ma non rappresenta l’unica criticità, che sono legate anche a pratiche di concorrenza sleale che penalizzano gli operatori che lavorano regolarmente nel mercato.

D: Sono previste o sono già in piedi attività e iniziative per contrastare questo fenomeno?

R: Per affrontare il problema, Legambiente ed Ecopneus, insieme ad alcuni altri soggetti autorizzati come EcoTyre e Greentire, le Associazioni di categoria Confartigianato, CNA, Assogomma, Airp e Federpneus hanno dato vita nel maggio del 2016 all’Osservatorio sui flussi illegali di pneumatici e PFU in Italia. L’Osservatorio ha tra i suoi principali obiettivi quello di sostenere e tutelare le aziende sane e gli operatori onesti (mercato pneumatici nuovi e usati e mercato della raccolta dei PFU) e di proteggere gli ecosistemi dagli smaltimenti illeciti.

D: Speriamo allora, di poter chiudere il cerchio…

R: Assolutamente sì. Noi continueremo a fare del nostro meglio, per proteggere l’ambiente e il nostro territorio da qualsiasi rischio di abbandoni illeciti nell’ambiente, garantendo un servizio di raccolta ai gommisti tempestivo e capillare sul territorio e continuando a profondere un forte impegno in attività di educazione e formazione. Crediamo che questi ultimi siano aspetti centrali per la costruzione di una solida cultura del riciclo e di un sano spirito civico, in particolar modo nelle giovani generazioni. È anche in questo modo che diamo il nostro contributo all’economia circolare in Italia.

Jackal

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