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Anagni – Decreto penale di condanna, spiega l’avvocato Antonio Di Sotto

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Anagni – Decreto penale di condanna, spiega l’avvocato Antonio Di Sotto
10 Gennaio
21:45 2019
(di Anna Ammanniti) In questi giorni la vicenda più seguita in città è  l’emissione del decreto penale di condanna, da parte del Gip del Tribunale di Frosinone, riguardo l’episodio che nel mese di maggio scorso, portò alla querela di Serena Cardinali nei confronti di Simone Pace e Massimo Buccitti.

Serena Cardinali, vigilatrice sulla scuola bus querelò i due accusandoli di essere stata minacciata: “O ti candidi con noi o perdi il posto di lavoro”, in quel periodo si stavano allestendo le liste elettorali per le imminenti amministrative di giugno 2018. La donna registrò il tutto e sporse denuncia presso i Carabinieri. Il Gip presso il Tribunale di Frosinone, in questi giorni, ha deciso di emettere nei confronti dei due uomini un decreto penale di condanna, che prevede una pena detentiva convertita in € 18.000,00 di multa. In questi giorni, in tanti si sono improvvisati esperti di legge, numerosi fac simile “toghe d’oro” e tantissimi pseudo “professionisti e principi del foro”, hanno espresso le svariate interpretazioni su cosa sia un decreto penale di condanna. Tra le più variopinte spiegazioni, da citare la definizione di pre-condanna e non condanna, lasciando basiti gli esperti del settore. Per tagliare la testa al toro, abbiamo chiesto all’Avv. Antonio Di Sotto, Avvocato Penalista del Foro di Cassino.

Avvocato Di Sotto ci può spiegare meglio in cosa consiste il decreto penale di condanna?

 Il procedimento per decreto penale consiste in un giudizio speciale (poiché differente da quello ordinario), extra dibattimentale (poiché precedente al dibattimento), di tipo premiale (poiché assicura diversi vantaggi per l’indagato/imputato) ed è frutto di una iniziativa unilaterale del Pubblico Ministero (non può essere richiesto – ma, semmai, solo sollecitato – dal difensore e/o dal suo assistito) che ne chiede l’emissione al Giudice per le indagini preliminari. In buona sostanza, il decreto penale di condanna è un mezzo per una definizione del procedimento penale a carico dell’indagato che si differenzia dagli altri riti speciali (es. patteggiamento, giudizio abbreviato ed immediato) e da quello ordinario per la sua estrema celerità e, per certi aspetti, per i vantaggi che assicura al destinatario. Tale rito, infatti, si prefigge di evitare qualsiasi tipo di udienza (tanto preliminare che dibattimentale) dal momento che il decreto penale di condanna è emesso dal GIP su richiesta del PM senza alcuna udienza e sulla base di un esame cartolare degli atti di indagine (ovvero raccolti dal PM) trasmessigli dall’Accusa pubblica senza alcun contradittorio con l’imputato. Il decreto contiene l’imputazione e la condanna ed è caratterizzato dalla sommarietà della cognizione del Giudice (il GIP, appunto) che lo emette ed è stato pensato dal Legislatore per assicurare un mezzo per raggiungere la maggiore deflazione possibile del carico di lavoro degli uffici giudiziari.

 Quali sono i presupposti per l’emanazione del decreto penale di condanna ovvero in quali casi il PM può chiederne l’emissione al GIP.

  • La pena irrogata in concreto con il decreto penale di condanna deve essere solo pecuniaria anche in sostituzione di una pena detentiva breve con un ragguaglio per ogni giorno di pena detentiva non inferiore alla somma di euro 75 (e non superiore di tre volte tale ammontare) all’esito della concessione delle attenuanti generiche (che riducono la pena di un terzo) o della loro eventuale comparazione con concorrenti circostanze aggravanti. Nel caso in esame la pena base di 24 mesi è stata ridotta di 1/3 (8 mesi) ex art. 62 bis ed è diventata di 16 mesi. Questa pena è stata ulteriormente diminuita della metà, in applicazione del 2^ comma dell’art. 459 c.p.p., e quindi arriviamo ad una pena di 8 mesi. Moltiplicando 8 mesi per 30 giorni ed il risultato (240 giorni) per €75 Euro (in base alla Legge, 23/06/2017 n° 103, c.d. Legge Orlando), arriviamo alla pena pecuniaria definitiva di € 18.000,00;
  • Limite di sei mesi per la richiesta del PM. L’accusa potrà avanzare al GIP la richiesta di emissione del decreto penale di condanna entro sei mesi dall’inizio delle indagini preliminari.
  • Mancata opposizione del querelante. Questo è un aspetto molto importante per le persone offese che denunciano un soggetto quale responsabile di un supposto reato. Il decreto penale di condanna può essere emesso sia per reati procedibili di ufficio sia a querela di parte ma, in questo secondo caso, se il querelante dichiara di opporsi all’eventuale emissione del decreto (e lo deve fare al momento della proposizione della querela e non successivamente) lo stesso non potrà essere richiesto dal PM a carico del querelato. Tale aspetto, come detto, è assai importante per il danneggiato da reato che non potrà chiedere alcun risarcimento in sede di decreto penale di condanna.
  • L’imputato non deve essere irreperibile e deve avere precisa contezza della richiesta e dell’emissione del decreto affinché si possa allo stesso opporre nel breve termine di quindici giorni concesso dalla notifica del provvedimento.
  • Sommarietà del procedimento. Si deve trattare di fatti facilmente accertabili.

 Quali sono i vantaggi per l’imputato?

Il massimo risparmio dei tempi processuali proprio del decreto penale di condanna coincide con il massimo dei benefici premiali per l’imputato:

  • Diminuzione della pena sino alla metà del minimo edittale. La diminuzione non è fissa ma può arrivare fino al limite di cui sopra. Peraltro, nel caso di concessione delle attenuanti generiche, la pena può concretamente scendere sotto alla metà del minimo. La pena è indicata dal PM nella richiesta ma è il GIP che si pronuncerà sulla congruità e la giuridica configurabilità della richiesta.
  • Esonero dal pagamento delle spese processuali.
  • Inapplicabilità di pene accessorie;
  • Inapplicabilità della confisca facoltativa;
  • Estinzione del reato ed ogni effetto penale decorso il tempo di cinque anni in caso di reato e due anni in caso di contravvenzione (in difetto, ovviamente, di ulteriori crimini commessi dall’imputato successivamente al decreto);
  • Inefficacia extrapenale del decreto penale di condanna in giudizi civili o amministrativi.
  • Possibilità di sospensione condizionale della pena inflitta (che sarà sempre, come visto, una pena economica) e non menzione nel casellario giudiziale;
  • Reiterabilità della sospensione condizionale della pena in un caso successivo trattandosi di una pena economica.

  Cosa succede dopo l’emissione del decreto penale di condanna?

Il soggetto al quale sia notificato un decreto penale di condanna avrà 15 giorni di tempo per presentare opposizione. L’opposizione si propone con atto scritto avanti all’ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari che ha emesso il decreto. Il decreto penale di condanna non opposto, è parificato ad una sentenza di condanna e diviene definitivo ed irrevocabile.

 

Anna Ammanniti

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