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Anagni – Condannato il maresciallo che accusò il capitano Meo

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Anagni – Condannato il maresciallo che accusò il capitano Meo
12 Gennaio
14:58 2019
(di Anna Ammanniti)La sentenza di ieri spazza via tre anni di accuse infondate, mosse nei confronti del capitano Camillo Giovanni Meo, da parte dell’ex comandante di Stazione Luigi Faella.

Nel gennaio del 2016 l’allora comandante di Stazione Luigi Faella avviò autonomamente un’indagine nei confronti del comandante di Compagnia il capitano Camillo Giovanni Meo. Gli accertamenti effettuati da Faella riguardavano l’utilizzo del personale in orario di servizio per la distribuzione degli auguri e dei calendari dell’Arma. Secondo il maresciallo Faella vi poteva essere abuso d’ufficio, interruzione di pubblico servizio e peculato.  Lui avviò l’irrituale indagine senza informare il comando provinciale dei carabinieri e la procura. Come era da subito prevedibile, la sentenza del Tribunale di Frosinone ha condannato a 17 mesi il maresciallo Luigi Faella per i reati di abuso di ufficio e calunnia aggravata, entrambi i reati continuati. Il procuratore Giuseppe De Falco ha evidenziato che tra i compiti istituzionali dell’Arma rientra anche “il fortificare i rapporti con la popolazione”, tanto è vero che molte persone ogni anno si recano in caserma per chiedere una copia del calendario, che viene consegnata molto ben volentieri ai cittadini. Il procuratore ha aggiunto che “è Benemerita perché ha istituzionalizzato il compito di creare questa condizione di afflato.”

L’ex comandante di Stazione fu mandato via subito dopo i fatti, fu da subito considerato un comportamento assai grave. E’ una prassi consolidata che quando succedono fatti che vedono coinvolti esponenti di polizia giudiziaria, che il procuratore indirizzi azioni con le quali i fatti vengono portati alla luce. Dopo le ricerche avviate da Faella, i carabinieri di Anagni iniziarono un’indagine, dove venne fuori il gravissimo comportamento perpetrato dall’ex comandante di Stazione, nei confronti dell’ufficiale, rimasto all’oscuro di quello che stava succedendo nella sua giurisdizione. Le indagini portarono a scoprire le malefatte del maresciallo infedele. Nella ricostruzione del procuratore De Falco “nell’informativa a firma del comandante della Compagnia furono evidenziate come le lacunose indagini erano volte a “pararsi il culo”. L’Arma dei Carabinieri con massimo rigore allontanò immediatamente da Anagni il maresciallo, trasferendolo in un altro reparto a Roma. L’Arma aveva tenuto riservata l’intera vicenda, venuta fuori solamente ieri dopo la sentenza del Tribunale. La sentenza del Tribunale ha dimostrato l’innocenza del capitano Meo, comandante della Compagnia Carabinieri di Anagni.

Anna Ammanniti

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