Anagni – Biodigestore, l’ingegnere Mario Sarasso spiega gli impatti ambientali (VIDEO) | TG24.info
Aggiornato alle: 22:12 di Mercoledi 20 Ottobre 2021
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Anagni – Biodigestore, l’ingegnere Mario Sarasso spiega gli impatti ambientali (VIDEO)

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18 Settembre
17:31 2021

 

 

(di Anna Ammanniti) L’ingegnere Mario Sarasso intervenuto durante la conferenza stampa del Coordinamento Ambiente Anagni, svolta lunedì scorso riguardo il ricorso al Tar contro il biodigestore, ha portato a conoscenza, attraverso la valutazione fatta dall’Ente Governativo Apat (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici che nel 2008 è confluita in Ispra del Ministero della Transizione Ecologica) il tipo di impatto ambientale che hanno certi impianti.

L’Apat fornisce manuali e linee guida riguardo gli aspetti ambientali e nel volumetto “Biodigestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi” (clicca qui https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00003400/3482-manuali-linee-guida-2005.pdf) si parla del tipo di impianto come quello che si vuole realizzare ad Anagni.  Questi biodigestori hanno un certo tipo di impatto, devono essere esaminati in modo approfondito e sistematico. Nel capitolo sesto del documento è riportata l’analisi degli elementi di impatto ambientale e le misure compensative.
Tra gli impatti potenziali scaturiti da questi biodigestori c’è il “rifiuto psicologico da parte della popolazione e il deterioramento dei rapporti con gli abitanti della zona” “Fondamentalmente – ha spiegato l’ing. Salasso – un impatto di questo genere fa percepire agli abitanti la povertà e il degrado del proprio territorio. Quindi loro si sentono defraudati della loro libertà e della loro possibilità di usufruire del territorio nel quale vivono. Io ho visto che dove sono nati i biodigestori in Italia, sono nati comitati di povere persone colpite nel loro patrimonio, nella loro salute, nella loro qualità della vita, si sono organizzati tardivamente in comitati per poter tentare di bloccare questi biodigestori.
Tardivamente e inutilmente. L’unica cosa è che possono esprimere nelle piazze è il loro grido di dolore.” Un altro impatto è la “trasformazione d’uso del terreno destinato all’impianto con perdita di valore del terreno”.  “Se il biodigestore è un qualcosa di così positivo – ha continuato Sarasso – di così circolare, allora perché perde di valore il terreno? Non lo dico io non lo dicono le associazioni, lo dice il direttore Apat. “Interferenza sui terreni circostanti con influenza sulla qualità dello sviluppo nella zona”. Ma chi è che va poi a mettere un insediamento, una attività commerciale di qualsiasi genere, immersa nelle puzze di un biodigestore? È chiaro che tutta la zona viene compromessa. È chiaro che i risvolti non salutistici, ma strettamente economici, della zona vengono ad essere compromessi. Poi avviene l’“Eliminazione di sistemi ambientali esistenti sull’area dell’impianto con perdita dei relativi valori attuali”. Se c’è un campo sportivo o un parco giochi per bambini o qualsiasi altra cosa di questo tipo, deve chiudere. Non ha più senso mantenerla in questo tipo di condizione. Quindi viene anche ad essere distrutto e compromesso questo tipo di patrimonio. C’è l’“aumento di traffico nella rete viaria di avvicinamento e accesso all’impianto (ostacoli alla viabilità, rischi o disagi per la popolazione circostante l’area di impianto)”. Non vorrei entrare nella polemica che c’è stata anche con l’amministrazione comunale sul numero di camion o non che arriveranno, ma obiettivamente c’è la presenza di autocarri.
Inoltre per questo impianto per la digestione anaerobica il problema forse sottovalutato è quello delle polveri. Questi rifiuti sversati, trasportati e accumulati, generano un sacco di polveri, polveri biologiche che comportano certi tipi di problematiche. Per quanto riguarda le emissioni odorose, questo è un grandissimo problema. Si sta cercando di studiare questo impatto, difficilissimo da misurare. Tecnicamente si stanno facendo dei passi in avanti, nel passato questo impatto odoroso veniva sottovalutato, oggi si è scoperto che provoca certamente dei danni anche psicologici. Non è da sottovalutare nemmeno il rumore. Oltre ai camion che entrano all’interno di un impianto, siccome è produttivo di continuità, è alimentato 24 ore su 24. Il rumore sarà un rumore persistente e chi abiterà vicino sentirà questo rumore in continuazione di sottofondo. Poi qualcuno dice che “è economia circolare”. Io farei una distinzione su quello che viene anche fatto qui. Fondamentalmente un conto è la teoria della circolarità, cioè entrano rifiuti, vengono trattati, si produce dell’energia, viene prodotto un compost e tutto in cerchio si chiude. Quindi c’è un recupero da un qualcosa che vale niente o poco che sono i rifiuti per trasformarlo in cose utili. Il problema però è anche l’adeguamento tecnologico. Potrebbe essere in teoria qualcosa che funziona effettivamente bene, non con questi tonnellaggi e non con questa modalità di raccolta. Perché qui dentro non è che c’è una selezione, qui arrivano rifiuti da ogni dove, quindi con una qualità di raccolta fortemente dipendente dai siti e dalla educazione degli abitanti. A questo punto noi possiamo dire che la tecnologia non è a impatto zero. Ci sono forti impatti. Faccio un esempio, una vettura degli anni 80, una 127, aveva degli impatti forti. Dopo con la legislazione questi impatti sono certamente di molto diminuiti. Io penso che i biodigestori di ora sono di una generazione che è più simile alla 127 e non alle auto elettriche attuali. C’è ancora parecchia strada un punto di vista tecnologica per fare sì che questa idea brillante, teoricamente valida, non abbia impatto sulla popolazione.
In più abbiamo lo smaltimento dei sovvalli. C’è una prima cernita dei rifiuti, vengono poi messi da parte. Vanno trattati successivamente. Con questo già si infrange questa economia circolare. In più queste disamine che la Regione fa tecnicamente, sono certamente poco approfondite. Certamente non si entra nel dettaglio per esempio ho letto quelli che sono i progetti di questo biodigestore e non ho capito quale tecnologia verrà utilizzata. So solo che si tratta di un impianto a umido, dove c’è un grosso consumo d’acqua. Quest’acqua viene fatta ricircolare, ma prima o poi quest’acqua dovrà essere trattata. Allora se chiamiamo economia circolare questa io penso che sia una grossa forzatura.  In più parlano del compost, ma è un digestato con delle grossissime problematiche di due ordini, perché viene ad essere trattato all’aperto con ulteriore fonte di emissioni odorose e in più c’è una distonia tra la legislazione italiana e quella europea. Quella
europea considera questo digestato come un qualcosa da portare in discarica, mentre la legislazione italiana, guarda caso, consente di dire “ma non lo puoi spandere sui campi”. Allora io mi sono pure informato su questo spargimento sui campi, in Piemonte e nel Veneto, hanno letteralmente causato dei disastri.  Terreni agricoli destinati alla viticoltura sui Colli Euganei, sono stati compromessi da queste stupidaggini di spargimenti di digestato. Io direi che questo può dare uno quadro completo di quello che può essere la situazione.
Sembra quasi che questo tipo di territorio abbia la vocazione dell’immondizia, della sperimentazione dell’innovazione. Perché poi hanno il coraggio di chiamare innovazione, dove si bruciano pneumatici, innovazione mettere le ceneri pericolose dei termovalorizzatori dentro le piastrelle Basta cambiare il nome. Lo scenario è come un teatro nel quale adesso si muovono parecchi attori. Gli attori protagonisti sono gli imprenditori i quali certamente fanno il loro mestiere. Io non denigro il mestiere dell’imprenditore, vuole attivarsi per ottenere il massimo del suo profitto. Sono le leggi dello Stato che dovrebbero porre dei vincoli alle modalità con le quali potere realizzare questo profitto. Un altro attore è la Regione che bene o male ha il problema dei rifiuti. Ha il problema degli impianti, ha il problema di trovare delle soluzioni tecniche impiantistiche per risolvere gravissimi problemi. Quindi dove va a toccare? Va a toccare le persone più deboli e meno reattive al fatto di poter mettere questi impianti. Altro attore è il cittadino, bisogna fare la distinzione in due tipi di cittadino. Il cittadino che vive in prossimità e che da subito
vedrà compromesso il suo patrimonio, la sua salute fisica e psicologica quindi quello sarà immediatamente un impatto. E un altro cittadino che viceversa vedrà questo impatto un po’ più in
là, di tipo strategico perché effettivamente certi tipi di altre soluzioni economiche di crescita e di sviluppo, commerciale, o di altro tipo, turistico, verranno ad essere, immancabilmente alla lunga
compromesse.

Anna Ammanniti

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