Anagni – Biodigestore, il ricorso al Tar del Coordinamento Ambiente (VIDEO) | TG24.info
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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Anagni – Biodigestore, il ricorso al Tar del Coordinamento Ambiente (VIDEO)

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16 Settembre
19:45 2021

 

 

(di Anna Ammanniti) Lo scorso lunedì 13 settembre si è svolta una conferenza stampa presso i locali della Parrocchia San Giuseppe di Osteria della Fontana, convocata dal Coordinamento Ambiente di Anagni, per la presentazione del ricorso al Tar Lazio contro la realizzazione del mega biodigestore.

Il ricorso al Tar è stato patrocinato dai legali Alberto Floridi e Angelo Galanti, presenti alla conferenza stampa con Anna Natalia, presidente dell’associazione Anagni Viva, Albero Valleriani di Retuvasa, Ina Camilli del Comitato Residenti di Colleferro, Alessandro Compagno di Diritto alla Salute e l’ing. Mario Sarasso. Il progetto per la realizzazione di un mega impianto di rifiuti, chiamato biodigestore, parte dal 2017 con la società proponente Energia Anagni. A destare preoccupazione sono le dimensioni notevoli dell’impianto, il biodigestore in questione tratterà infatti ben 84 mila tonnellate annue di rifiuti. I 91 comuni della provincia di Frosinone producono all’anno 40 mila tonnellate di rifiuti e l’impianto tratterrà più del doppio del fabbisogno della Provincia.

Il ricorso al Tar è contro la decisione della Regione Lazio che ha rilasciato la VIA (Valutazione Impatto Ambientale) per l’impianto rifiuti di Anagni. Come ha introdotto Anna Natalia il problema riguardo la realizzazione del biodigestore non è solo una questione di territorio già tanto martoriato a livello ambientale, ma anche la quantità di rifiuti, definiti avanzi di cucina con tanta superficialità. “Il Coordinamento Ambiente esiste da circa 20 anni, è profondamento radicato sul territorio ed ha accumulato esperienza, molto faticosa e impegnativa, ma non priva di soddisfazioni e risultati. Il ricorso al Tar riguardo il biodigestore è stato deciso nella seconda metà di luglio, quando il problema era esploso in città, non abbiamo avuto esitazioni, forti anche delle esperienze precedenti, abbiamo capito che la via legale era la via necessariamente percorribile, per arrivare a un risultato che ci auguriamo possa essere positivo e felice. Questo provvedimento giudiziario notificato l’8 settembre è un ricorso contro la decisione della Regione Lazio che ha deciso di allocare in questo territorio un impianto di biodigestione. Questo ricorso è collegato e segue la vicenda del ricorso contro la Saxa Gres, due problemi strettamente collegati tra loro. Per quanto riguarda il ricorso al Tar contro il biodigestore, non è soltanto la collocazione in questo territorio che abbiamo giudicato improponibile, ma anche la quantità dei rifiuti che sono stati destinati. L’impianto dovrebbe “digerire” rifiuti che vengono definiti un po’ sbrigativamente e forse anche con una certa superficialità “avanzi di cucina”. Si tratta sì di avanzi di cucina ma anche di altre cose. Abbiamo seguito l’iter di questa procedura dal 2017, la procedura ha visto la convocazione di tre conferenze dei servizi, l’ultima delle quali si è svolta a febbraio scorso e ha portato al rilascio autorizzativo della VIA da parte della Regione a giugno 2021. C’è da aggiungere un particolare che non giudichiamo secondario, la terza conferenza dei servizi si è conclusa a febbraio, nel mese di marzo si è aperta un’indagine giudiziaria da parte della magistratura nei confronti dell’ufficio preposto a rilasciare le autorizzazioni AIA, VIA e tutte quelle parti integranti di questi procedimenti. Le persone indagate e finite in carcere sono quelle dell’ufficio nel quale è passata anche l’autorizzazione. Nel corso delle conferenze dei servizi abbiamo presentato argomentazioni, osservazioni e note di carattere tecnico e scientifico che sono stati elementi ostativi al rilascio delle autorizzazioni e sono molto importanti da considerare e non sono stati sempre presi in esame.”

Questo l’intervento dell’avvocato Angelo Galanti: “Il progetto parte dal 2017 la società proponente è Energia Anagni riguarda la realizzazione di un biodigestore, che apparentemente non desta preoccupazioni particolari perché tutto sommato produciamo rifiuti ed è altrettanto vero che questa immondizia deve essere trattata, altrimenti cosa ne facciamo? Tutto questo è corretto, ma i problemi qui sono di due ordini, il primo riguarda le dimensioni di questo impianto che sono notevoli. I 91 comuni della Provincia di Frosinone a stento trattano 40 mila tonnellate di rifiuti, quindi parliamo del fabbisogno superiore a quello di un’intera provincia ed è questo il dato che va fotografato, altrimenti si parla di tonnellate nel biodigestore ma non passa la pericolosità di questo impianto. L’altro aspetto importante è capire come questo impianto viene realizzato, perché viene collocato in una zona già gravemente compromessa. Il provvedimento che stiamo impugnando è la VIA, l’autorizzazione che va a sindacare come e che tipo di ricaduta ha questo tipo di impianto sulle matrici ambientali, quelle sociologiche, sulla popolazione, sulla salute, quindi si va a contestualizzare questo impianto per vedere che tipo di danno può causare. Le problematiche sono diverse e le criticità sono numerose. In primis l’impianto è altamente impattante, perché compromette le matrici aria, terra ed acqua, cose che non possiamo mettere più a disposizione perché sono già avvelenate. Un altro discorso è quello dell’economia circolare: <prendiamo immondizia, ricaviamo gas, ricaviamo compost e il compost va in agricoltura>. Questa è un’informazione sbagliata perché il tipo di rifiuto che viene introdotto in questo biodigestore è estremamente variegato e quello che se ne ricava non è un compost per l’agricoltura ma un biodigestato da discarica e quindi non chiude assolutamente nessun ciclo. <metti immondizia, tiro fuori immondizia, ne esce gas guadagna l’imprenditore e tutto il resto è bruciato.> Per quanto riguarda le criticità sull’impianto è da segnalare anche il fatto che il gas stoccato nei serbatoi per essere poi messo in rete o per alimentare i forni per la cottura delle mattonelle e quindi per uso industriale, crea anche il rischio di potenziali esplosioni. Anagni ospita già sette siti ben pericolosi. La stessa azienda che propone il biodigestore quando presenta i propri documenti e parla delle problematiche di questi tipi di impianti mette in risalto la produzione di emissioni odorigene e quindi di cattivi odori che rendono impossibile la vita delle persone. Il secondo problema è che nel processo di fermentazione si potrebbe avere la partecipazione di batteri che respirati causano problemi alla salute. In linea d’aria siamo vicini ad un centro abitato ed è come se le case fossero “sparite” nell’immediate vicinanze. Cosa andiamo a raccontare alle persone che abitano lì? Che non possono più aprire una finestra? Che devono cambiare paese? Come ci comportiamo nei confronti di queste persone? Un altro fatto importante è che le autorizzazioni per questi impianti vengono date in modo molto disinvolto, le istruttorie dovrebbero essere molto più severe ed accorte, invece sono molto veloci.”

Queste le parole dell’avvocato Alberto Floridi: “Quello che abbiamo cercato di portare all’attenzione è il fatto che la Regione che dovrebbe garantire tutti i cittadini e tutte le parti in causa quando fa operazioni delicate come quelle che riguardano il biodigestore, è mancata però proprio questa responsabilità. I temi sono molto tecnici e complicati, sono pieni di sfaccettature che il normale cittadino non ha naturalmente la capacità di comprendere fino in fondo e di discernere, proprio per questo esistono delle strutture tecniche dell’amministrazione regionale che sono deputate a fare quelle valutazioni che richiedono determinati impianti. Esiste un Dipartimento della Regione che è preposto alle valutazioni di impatto ambientale, cioè la valutazione di tutti i riflessi che un progetto ha sull’ambiente. La cosa che è emersa in maniera molto forte leggendo i documenti è il fatto che la Regione a noi sembra che sia venuta meno a questa responsabilità. Questa è la tutela che quell’ente avrebbe dovuto garantire a tutta la popolazione della Valle del Sacco, ad Anagni ed ai comuni limitrofi. Per questo il senso di questo ricorso è quello di alzare l’attenzione su questi aspetti e su queste fattispecie delicate, sia perché un giudice verifichi che le cose effettivamente sono state fatte bene oppure no e sia per sollevare dei temi che dovranno servire domani nel proseguo di questo procedimento, perché la strada per poter realizzare questo impianto è ancora lunga. Dopo la VIA ci sono altri procedimenti che porteranno alle autorizzazioni e la cosa che è molto importante di questo ricorso è far si che questi contenuti che non sono stati considerati ieri li giudicherà un Tribunale e li dovrà giudicare di nuovo la Regione con queste osservazioni. I temi sono estremamente delicati, c’è quello del dimensionamento, la provincia di Frosinone non ha bisogno di un impianto di queste dimensioni, perché soddisfa più del doppio del fabbisogno della Provincia, quindi già per questo è un impianto che va in deroga alle previsioni che la stessa Regione ha introdotto. Ha fatto una stima del fabbisogno degli impianti necessari nel territorio della Provincia, un fabbisogno di questo genere non era previsto e comunque rilascia lo stesso le autorizzazioni. Non ha considerato l’aspetto della localizzazione, non solo per le questioni ambientali, ma anche per la collocazione specifica dell’impianto, che è a ridosso di industrie a Rischio di Incidente Rilevante. Il biodigestore è un impianto che produce gas e fisicamente è compresso in uno spazio piuttosto angusto tra due e più industri estremamente delicate.”

Per quanto riguarda l’intervento dell’ingegnere Mario Sarasso verrà dedicato ampio spazio nel prossimo articolo.

Anna Ammanniti

 

 

 

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