Anagni – Biodigestore, il ricorso al Tar dei consiglieri di minoranza (VIDEO) | TG24.info
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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Anagni – Biodigestore, il ricorso al Tar dei consiglieri di minoranza (VIDEO)

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21 Settembre
22:47 2021

 

 

(di Anna Ammanniti) Si è svolta venerdì scorso, presso la meravigliosa Sala della Ragione del Palazzo comunale, la conferenza stampa dei consiglieri di minoranza riguardo il ricorso al Tar contro il biodigestore.

Si tratta di un ricorso al Tar congiunto con i consiglieri Sandra Tagliaboschi, Valeriano Tasca, Nello Di Giulio, Alessandro Cardinali, Fernando Fioramonti, il Comune di Sgurgola e alcuni cittadini tra cui il dott. Andrea Fiorito. Il ricorso al Tar è patrocinato dagli avvocati Andrea Sartucci e Giampaolo Austa.

L’avv. Andrea Sartucci ha esposto il contenuto del ricorso: “Il nostro ricorso riguarda essenzialmente l’impugnativa della determinazione della Regione Lazio assunta il 10 giugno 2021, ma non solo la determinazione della Regione, anche altri provvedimenti tra cui la nota del sindaco di Anagni del 24/12/2020. La determinazione della Regione Lazio la conoscete tutti è quella che reca un parare favorevole sulla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto presentato da Energia Anagni riguardo alla costruzione nel territorio anagnino di un biodigestore. Le regioni dell’impugnazione possono essere riassunte molto brevemente. Sostanzialmente riteniamo che questo atto, che non è un atto definitivo ma è un atto prodromico a tutta una procedura che è ancora lunga per arrivare a conclusione e che comunque prende le mosse da un progetto presentato nel 2017 e riteniamo che questo provvedimento sia stato preso in maniera superficiale. La Regione infatti ha dato il suo benestare vincolandolo alla risoluzione una serie di criticità che le associazioni in precedenza avevano evidenziato nei confronti di questo progetto. Criticità tra l’altro mai dipanate, la cui soluzione forse andava anticipata alla approvazione del progetto. Le problematiche più rilevanti di questa determinazione sono legate all’omesso, a parere nostro, rispetto dei principi dettati dalla Comunità Europea e assunti, anche fatti propri anche dall’ordinamento italiano che in materia di biodigestori ma sostanzialmente di trattamento di rifiuti, prevede il rispetto dei principi di proporzionalità e di prossimità. Cioè gli impianti che devono trattare i rifiuti devono essere proporzionali alle esigenze del territorio in cui sorgono. Praticamente il biodigestore proposto dovrebbe trattare circa 84 mila tonnellate di Forsu l’anno, che è la frazione di rifiuto organico urbano, sostanzialmente l’umido, a fronte di un’esigenza del territorio di Anagni di circa 2.000 tonnellate, della città di Frosinone di circa 5.000, della provincia di Frosinone di non più 36.000 tonnellate. Quindi è molto sovradimensionato e in questo sovradimensionamento si può leggere un intento speculativo, ossia la volontà di non far rispettare le esigenze green, ma piuttosto di speculare sull’utilizzo di rifiuti che provengono non soltanto dalla cittadina di Anagni e dai territori limitrofi, piuttosto che dalla Provincia di Frosinone, quanto dall’intera Regione e addirittura da fuori Regione. Sapete bene che questo comporterebbe uno stravolgimento sia a livello ambientale sia a livello veicolare. Il traffico di camion in entrata e in fila per scaricare l’immane quantitativo di rifiuto che dovrebbe essere trasportato per non parlare di inquinamento acustico ed emissioni odorose di tutto quanto ne consegue. La posizione non è quella di opporre a prescindere un biodigestore. Per fare questi impianti bisogna tener conto di questi criteri di base, cioè vanno fatti proporzionati al territorio, proporzionati alle esigenze del territorio, non per tutta la Regione. Questo biodigestore viene realizzato in una zona, quella della Valle del Sacco, che è già una zona particolarmente gravata, dentro un sito di interesse nazionale da bonificare. Sapete benissimo questa cosa e questo non giustifica a un ulteriore aggravamento, ma in realtà lo sconsiglia. Abbiamo impugnato anche la risoluzione del Sindaco di Anagni che ha espresso valutazione positiva. In realtà questa valutazione positiva del Sindaco era assunta, a parer nostro in contrasto a una deliberazione sempre del medesimo comune, assunta all’unanimità, che invece da incarico e manifestava la piena e totale contrarietà del Comune di Anagni. Ora non c’è bisogno che sottolineo come la decisione del Sindaco e l’approvazione del Sindaco appare, come ovvio, in contrasto con questa deliberazione. Infine il Ministero della Transizione Ecologica pubblica tutta una serie di attività con il dettaglio di stabilimenti a rischio di incidente rilevante connessi con sostanze pericolose. Nella zona di Anagni ce ne sono 25. La distilleria Bonollo, la Simmel che è attiva nella inertizzazione, distruzione e smaltimento di munizioni, quella degli esplosivi industriali adibita a deposito di esplosivi. Viene collocata una struttura che produce, lavora metano che è esplosivo, accanto a altre strutture industriali ad altissimo pericolo di esplosione, aggravando una situazione che è già al limite. Superando di molto il limite di sicurezza che una cittadina come Anagni può sopportare.”

L’avv. Giampaolo Austa ha spiegato gli aspetti tecnici del ricorso. “La determina VIA è il primo passo che potrebbe portare successivamente alla autorizzazione. Noi avevamo intenzione di impugnare il provvedimento conclusivo del procedimento. Formalizzeremo questa richiesta nei prossimi giorni alla Regione, ci aspettiamo che tutti i ricorrenti vengano coinvolti all’interno del procedimento, al fine di rappresentare le esigenze del territorio. Nella VIA prima tra tutti vi è un difetto di istruttoria assoluto. Perché la Regione Lazio ha emesso una valutazione positiva di impatto ambientale con 40 prescrizioni. Ora non si può rimandare il problema all’infinito. Una conferenza dei servizi in cui la Regione gestisce il procedimento, è la sede in cui i problemi vanno affrontati insieme al territorio. Quello del sovradimensionamento, quello della pericolosità che si aggiunge a siti già pericolosi, quello delle distanze rispetto ai centri abitati, sono problemi che la Regione doveva affrontare sin da subito e non rinviare a un momento successivo. È per questo che noi all’interno del ricorso al TAR abbiamo chiesto anche al Giudice Amministrativo di disporre proprio l’istruttoria. Incaricare un tecnico, un verificatore, quindi un soggetto già incardinato all’interno dell’Amministrazione o un Consulente Tecnico che in qualche modo spiega le ragioni del provvedimento adottato, verifichi che questo non è stato fatto e quindi costringa a tornare indietro e costringa a occuparsi dei problemi che sono stati evidenziati fino ad ora all’interno del procedimento, ma che sono stati semplicemente spostati in avanti. Nei prossimi passi della procedura ci si occuperà anche di queste cose. Secondo noi non è il modo corretto di procedere, perché questi sono tutti problemi tecnici per una valutazione finale e perché più si va avanti con la procedura e più gli interessi anche di carattere economico del problema vengono fuori, quindi possono condizionare le decisioni dell’Amministrazione. Il biodigestore è affiancato una centrale di cogenerazione di energia, attraverso la lavorazione della Forsu vengono due tipi di energia termica ed energia elettrica. Energia termica serve poi alla gestione dell’impianto, l’energia elettrica viene ceduta alla rete, quindi se c’è la Forsu ci si guadagna due – tre volte. Allora questi problemi andavano affrontati prima che venisse il rilievo anche degli elementi di carattere economico, per capire se questo è un biodigestore che nelle sue dimensioni è idoneo a questo territorio. All’interno del ricorso ci auguriamo che il TAR voglia scegliere un bando della procedura e incaricare un tecnico terzo di occuparsi di verificare se l’istruttoria è stata compiuta correttamente, se non è stato fatto, di farlo per conto e anche a tutela dei cittadini e delle associazioni. Altro punto fondamentale, ci auguriamo che i ricorrenti, in quanto direttamente interessati, vengano coinvolti nella procedura perché queste sono decisioni che devono essere prese necessariamente con il coinvolgimento delle comunità. Evidentemente fino a oggi, poi ci sono delle considerazioni politiche che lascio ad altri, non pare che le comunità siano state adeguatamente informate.”

Il dott. Andrea Fiorito ha poi spiegato come mai si è arrivati al ricorso al Tar Congiunto. “Quando nell’assemblea dell’8 di luglio annunciai di voler fare un ricorso già avevo in mente i due legali, avvocati che stimo, molto ferrati in materia amministrativa, che ho proposto ai ricorrenti. Ci siamo parlati con i consiglieri e i loro nomi sono quelli che hanno prevalso. Per quanto riguarda il Comune di Sgurgola, dopo la loro delibera contro il biodigestore ho contattato il sindaco e i consiglieri per chiedere se ci poteva essere comunione di forze e di intenti. Il ricorso presentato con il Comune di Sgurgola e i consiglieri rappresenta le istanze di migliaia di persone.”

Anna Ammanniti

 

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