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Anagni – Biodigestore, i Medici per l’Ambiente rispondono al presidente di Unindustria Frosinone

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Anagni – Biodigestore, i Medici per l’Ambiente rispondono al presidente di Unindustria Frosinone
03 Agosto
16:35 2021

 

 

L’associazione Medici per l’Ambiente di Frosinone e Provincia risponde alle dichiarazioni del presidente di Unindustria Frosinone, Miriam Diurni riguardo l’industrializzazione nella Valle Del Sacco e la contrarietà di tanti soggetti ed associazioni alla realizzazione di impianti tipo il biodigestore che sorgerà ad Anagni in via Selciatella.

“L’Associazione Medici per l’Ambiente di Frosinone e Provincia, si reputa chiamata in causa dalla presidente Diurni di Unindustria Frosinone e inclusa negli “oppositori a tutti i costi”. Per tale motivo intende sottolineare, con la presente, la lontananza culturale e il gap infinito ed incolmabile dalle dichiarazioni esternate a mezzo stampa dalla presidente. Dichiarazioni pressapochiste, tendenti palesemente a ripulire l’immagine dell’attuale sistema di gestione dei rifiuti a mezzo dei biodigestori che si intendono convalidare, compatibili con mancanza di informazione anche verso le  revisioni che l’Europa stessa sta valutando, prive di rispetto verso  la salvaguardia della salute collettiva e denotanti non conoscenza riguardo la condizione di degrado ambientale propria della Valle del Sacco, dove i biodigestori sono previsti nonostante trattasi di SIN.

La visione di bioeconomia che noi “oppositori a tutti i costi” perseguiamo è in linea con la Carta dell’Osservatorio Interdisciplinare sulla Bioeconomia che saremmo lieti di mostrare alla dr.ssa Diurni qualora non ne fosse a conoscenza, o di dibatterla laddove la stessa dimostri di averne avuta almeno menzione. L’Osservatorio interdisciplinare sulla bioeconomia si è costituito su iniziativa di docenti e ricercatori di più università e centri di ricerca italiani, con i quali l’Associazione Medici è adusa confrontarsi, avendo fatto propria quella visione della bioeconomia che: 1) ha un concetto della natura SISTEMICA e non meccanicistica ; 2) adatta il metabolismo industriale ai cicli naturali e non, al contrario, la natura ai cicli industriali; 3) è SOSTENIBILE perché economia della prudenza; 4) pianifica secondo un’impronta ecologica e non secondo il mercato, la competizione e il profitto di pochi; 5) partecipa al vivere sociale e non solo alle imprese ed alla politica. In economia, a partire da quella familiare, bisogna conoscere il capitale, controllare le uscite, valutare le rendite, in definitiva avere contezza della consistenza economica e del suo trend. Agire al contrario significa rischiare di fare prelievi eccessivi, di staccare assegni a vuoto con le relative conseguenze. Lo stesso accade con l’economia ambientale, soprattutto nella bioeconomia, che ha l’obbligo di confrontarsi con il “capitale naturale”. In una bioeconomia pulita va posto al centro il prelievo dal mondo biologico e posta l’attenzione a quest’ultimo. Gli “oppositori a tutti i costi” non bloccano il percorso di economia circolare se questa è reale. Purtroppo per noi tutti, nel caso in discussione trattasi di un dire strumentale ad altro: il profitto. Un biodigestore, che trasforma in alta percentuale rifiuti urbani in rifiuti speciali da portare a discarica con consumo di energia ed impatto inquinante inaccettabile e senza recupero alcuno, non configura economia circolare. La vita sul nostro pianeta insegna che i processi naturali sono ciclici, circolari, a significare che i materiali vengono continuamente riciclati, ma senza produzione di rifiuti, come nel caso della fotosintesi, dei cicli dell’acqua o di quelli geochimici. L’attuale sistema economico umano rappresentato dalla Diurni, a differenza dei processi naturali, certamente NON è CIRCOLARE ma LINEARE ed in funzione della linearità e non della circolarità, destinato inevitabilmente alla produzione di rifiuti ed all’inquinamento. Per onestà chi si occupa di bioeconomia, dovrebbe dire che per attuare la vera sostenibilità ambientale e dare il via ad una altrettanto vera transizione ecologica, è necessario passare da un’economia lineare ad una circolare “VERA” e non confondente e strumentale. In tal caso nessuna opposizione. Traspare poi che la presidente, sicuramente per ruolo e speriamo non per intima convinzione, appartenga alla schiera di chi pensa di risolvere i problemi non individuando il cambio di un’economia senza futuro alcuno, ma semplicemente modificandone il nome, con prefissi accattivanti come “BIO”, un’operazione di formale pulizia. Ed ecco nascere il termine “Biodigestore” aihnoi, che di bio non ha proprio nulla. Con franca ilarità unita ad un minimo di commiserazione abbiamo, infine, preso atto della bacchettatura nei confronti dei famigerati “oppositori a tutti i costi”. Oppositori sì, ma al commercio e all’inondazione di immondizia nella nostra Valle. Gli oppositori ai biodigestori, a differenza dei proponenti i biodigestori, non otterranno nessun beneficio economico, né incentivi europei dalla loro opposizione. Gli stessi “oppositori a tutti i costi” chiedono alla Diurni la citazione bibliografica della letteratura medico scientifica consultata, con la quale confuta apertamente che le motivazioni del deciso e ribadito NO da parte dei Medici e delle associazioni ambientaliste, siano solo “motivazioni che facilmente impressionano e mettono in allarme la popolazione”. Lo spieghi bene e compiutamente soprattutto ai familiari dei morti e dei malati da patologie inquinamento correlate. Purtroppo le dichiarazioni, senza substrato culturale e senza riferimenti scientifici, ci sembrano troppo spesso confondenti ed artatamente usate a mascherare la realtà. Non vorremmo che qualcuno traduca, inavvertitamente, speculazione senza scrupoli con sviluppo del territorio.  Il presidente: Dr.ssa Marzia Armida – Il Responsabile Scientifico: Dr.ssa Teresa Petricca”.

Anna Ammanniti

 

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