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Anagni – Addetti alle pulizie scolastiche senza stipendio da quasi un anno

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Anagni – Addetti alle pulizie scolastiche senza stipendio da quasi un anno
18 Settembre
14:02 2018

 

 

(di Anna Ammanniti) Una problematica che assume toni sempre più drammatici è la situazione in cui vivono i lavoratori ex Lsu Scuola. Sono i lavoratori che effettuano il servizio di pulizia negli edifici scolastici, assunti da ditte esterne che si aggiudicano gli appalti pubblici.

Gli ex lavoratori socialmente utili ATA, sono la bellezza di 20 anni che stanno lottando per essere internalizzati ed essere quindi direttamente assunti dal Ministero della Pubblica Istruzione. Vivono un grave disagio da quasi un anno, non percepiscono stipendio da dicembre 2017 e la problematica riguarda le due province di Frosinone e Latina, sono coinvolti ben 520 lavoratori.

Nadia Ciardiello membro del Coordinamento Usb ex Lsu Ata, ci spiega da dove nasce il problema e come si sta cercando di affrontarlo, mettendo in evidenza quanto enorme sia lo sperpero di soldi pubblici e quanti tagli al servizio pulizia delle scuole, sia stato perpetrato nel corso degli anni. Un disagio fortemente economico ma anche psicologicamente insostenibile. I problemi sono iniziati nel mese di luglio del 2017, quando la ditta che ha assunto gli ex Lsu ha iniziato a non pagare gli stipendi. Attraverso una surroga, ossia il pagamento diretto della scuola, a fine dicembre 2017 i lavoratori hanno percepito ciò che dovevano; il Miur indica alle scuole di non pagare le ditte e di continuare a pagare direttamente i lavoratori.  A gennaio 2018 si è ripresentato di nuovo il problema, il 90% degli ex Lsu Ata, non ha avuto le buste paga necessarie per le surroghe. L’ispettorato del lavoro designato dal Miur per fare i conteggi ha rimbalzato la questione alla Procura della Repubblica. I lavoratori da gennaio scorso lavorano ma non percepiscono stipendio. Pochi giorni fa sono ricominciate le lezioni e nonostante il disagio, i lavoratori ex Lsu, hanno dato modo a tutte le scuole di riaprire. Nadia affranta dice che “servirebbe un accordo ditta-scuola da fare ovviamente in Ispettorato del Lavoro, per far sì che la ditta produca le buste paga alle singole scuole. Le scuole così pagherebbero il netto ai lavoratori e il restante alle ditte, dando così modo di poter agire come soggetto d’imposta pagando contributi e quant’altro. Siamo in presenza di un caso assurdamente complicato: lavoratori costretti a recarsi al lavoro per più di un anno per mantenere il proprio posto di lavoro e senza portare comunque un euro a casa. Assurdo ma reale. Nel mondo degli appalti pubblici si garantiscono solo i profitti ai privati!”

Lo stipendio è di 900 euro a 35 ore settimanali, dagli anni 96/97 da quando erano lavoratori socialmente utili hanno chiesto sempre l’assunzione diretta, soprattutto con il sindacato di base Usb.  “Abbiamo già sopportato tanto, non possiamo neanche trovarci un altro lavoro perché non ne abbiamo né il tempo e né la forza, quando ce lo portiamo il pane in casa? Quando possiamo toglierci il lusso di poter curare la famiglia? Nelle scuole mancano i DSGA che sono i segretari amministrativi, loro dovrebbero intervenire per la surroga, ma ad oggi non abbiamo né i conteggi né le buste paghe. Con il Ministero e con il presidente della Commissione Cultura Luigi Gallo, finalmente dopo 20 anni, si sta procedendo verso l’internalizzazione del servizio e saremo tutti assunti in pianta stabile nel personale ATA. La soluzione che avevamo 20 anni fa e  ci è stato negato il diritto di entrare come collaboratori scolastici a tutti gli effetti. Quel diritto ci è stato negato nel 2001 quando ci hanno stabilizzato nelle ditte. C’è una Risoluzione, la n. 37, che verrà discussa alla Camera in questi giorni per parlare di internalizzazione, la questione riguarda 16 mila lavoratori, saremo assunti direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione come collaboratori. Ovvio che è un percorso dove molti avranno interesse ad ostacolare, ma i lavoratori la stanno seguendo passo dopo passo. Io mi auguro che quest’odissea abbia fine subito, perché siamo praticamente tutti capofamiglia e il disagio è enorme. Noi come lavoratori autorganizzati Usb abbiamo sempre cercato di far risparmiare il Governo, questi, non dimentichiamolo mai, sono soldi pubblici, questi appalti sono stati dati con i soldi pubblici. Tagliare nelle scuole il servizio di pulizie del 70% mantenendo gli stessi carichi, significa aver crepato le persone e non aver dato il completo servizio, ma tagliato del 70%. Noi lavoratori per arrivare a fare le sette ore giornaliere siamo costretti a trasferirci fino a 50 km e anche di più. Perché nel momento in cui io lavoro due ore in una scuola, ma sono obbligata a farne sette al giorno e non le posso lavorare, perché non me le danno da fare in quel momento, poi non posso tirarmi indietro e devo andarle a fare anche a 50 km, altrimenti io devo rinunciare alle ore e questo significa che un lavoratore esce per andare a lavorare due ore e torna a casa debitore di 5 ore.  I lavoratori diventano debitori perché ti pagano sette ore ma non le hai lavorate e quindi ti prendono il TFR, o le ferie. Quello che è accaduto a noi potrebbe accadere a tutti. A livello nazionale questi appalti costano, per esempio so che l’appalto Scuola Bella è costato all’inizio 450 milioni di euro. Questi soldi vengono dati ai Consorzi, che attraverso le ditte assumono noi. Ecco perché Usb ha sempre detto che l’assunzione diretta era la soluzione più semplice, costa di meno allo Stato e dà a noi garanzia di reddito ed occupazione.”

Anna Ammanniti

 

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