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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Alatri – I costumi e i modelli ciociari hanno dettato legge nella storia     

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Alatri – I costumi e i modelli ciociari hanno dettato legge nella storia     
21 Ottobre
10:27 2019
Interessante incontro ieri sera presso il chiostro di San Francesco nella cittadina ernica a cura di Remo Costantini e Tarcisio Tarquini nell’ambito del progetto Grafts.

Non tutti sanno che il mestiere del modello e della modella sono stati inventati da ciociari e che il costume tradizionale “italiano” rappresentato in migliaia di quadri e sculture in tutto il mondo dai più grandi artisti (Degas, Toulouse-Lautrec, Renoir, Van Gogh, Cézanne, Picasso, De Chirico tra le fine del XIX e l’inizio del XX secolo ma anche H.Vernet, L.L.Robert, Géricault, Giacinto Gigante, Pitloo, Boecklin, Feuerbach, Fries, C.Haag, Unterberger, Fontanesi, Leitch, Signorini, Fattori, Lega, Hayez, Mancini tra il Settecento e l’Ottocento) è quello ciociaro anche se definito in ogni maniera possibile, italiano, abruzzese, calabro, zingaro etc etc.

Fatto sta che ieri queste due consapevolezze sono state tramesse e raccontate in un breve ma intenso appuntamento culturale ma anche piacevolmente ludico, organizzato quasi a chiusura dell’interessante mostra sui costumi ciociari dell’Ottocento a cura di Remo Costantini, collezionista e di Tarcisio Tarquini, patron del grande progetto Grafts che da settimane ormai ha ravvivato la città di Alatri con eventi di ogni genere.

A fare da padrone nell’incontro davanti ad una folta platea (nonostante fosse domenica sera), il prof. Michele Santulli, esperto di storia e tradizioni locali ma anche fine collezionista e scrittore. Il “dialogo a due” con Costantini, così, è risultato brillante e ricco di spunti, prova ne erano le facce stupite di molti dei presenti di fronte a determinate affermazioni sulla centralità della ciociaria nella storia dell’arte a livello internazionale.

Ma tant’è. Per ben spiegare l’evoluzione di questo tema Santulli, come fa nel suo libro “Il costume ciociaro nell’arte europea del 1800″, ha riportato la platea nel contesto sociale romano della metà del XVIII secolo, in una Roma dove, da un lato si potevano incontrare i pellegrini provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa, dall’altro, i visitatori, quasi esclusivamente europei, soprattutto inglesi, rappresentati da artisti di tutte le discipline, da intellettuali, da aristocratici e da nobili, da mercanti d’arte, alla ricerca delle antichità classiche italiche. Al centro di questo mondo, composto da non più di centomila persone, il popolo romano, umile, povero, oppresso dal secolare prepotere papalino. Bene, è proprio in questo contesto “grigio” che la presenza dei ciociari, immigrati in città spinti dalla fame e dalla miseria, brillava come un paradosso. Questi poveri senza arte ne parte, infatti, svolgevano le professioni più umili: venditori di ortaggi, pastori, cartomanti, venditori di fiammiferi nei luoghi turistici, o di rane, ballerine e cameriere nelle trattorie e nei caffè, venditori di fortuna con la scimmia o il pappagallo, balie ma anche zampognari, pifferai. E la loro particolarità stava tutta nel colore che caratterizzava i costumi indossati che si imponeva rispetto ai colori spenti e tristi di religiosi, pellegrini ed artisti. Fu così che gli artisti stranieri rimanevano inebriati e stupiti e ammiravano questa umanità ricca e ruspante in maniera inimmaginabile. Ma non solo, oltre a quegli stracci spesso maleodoranti e “rattoppati” dai colori sfarzosi, prodotti con materie prime da essi coltivate e tinti sempre artigianalmente con ciò che la natura gli donava, ciò che eccitava la fantasia degli artisti di mezzo mondo erano i corpi muscolosi, tonici, forti, dirompenti di queste donne e uomini, carnagioni olivastre, capigliature folte. Questa umanità allo stato originario rappresentò per gli artisti e intellettuali stranieri la vera e grande scoperta e si concentrarono per secoli a riprodurne immagini, pittoriche o scultoree.

<<Nessun costume, nemmeno quelli più conosciuti quale il brettone o l’olandese, il tirolese, il bavarese o lo scozzese – può vantare una documentazione iconografica così ricca e variegata, estesa su un arco di tempo di oltre centocinquantanni>>, dice testualmente Santulli nel suo libro, aggiungendo, durante la conferenza che <<solo Madonne e Cristi hanno superato l’icona ciociara in quanto a numero di rappresentazioni>>, raccogliendo un fragoroso applauso dei presenti.

La serata è stata addolcita e arricchita anche dalla colonna sonora a tema dei Trillanti, giovani musicisti che da anni riscoprono e studiano le tradizioni locali alatrensi e ciociare in genere e che hanno intervallato il dibattito con pezzi ritmici e suggestivi, anche con l’utilizzo di comunissimi arnesi come cucchiai da cucina utilizzati con maestria come veri e propri strumenti musicali.

Andrea Tagliaferri

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