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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Ceprano – Commissione antimafia, Galli a Gnesi: “E’ sbagliato e inattuabile”

Ceprano – Commissione antimafia, Galli a Gnesi: “E’ sbagliato e inattuabile”
26 dicembre
20:30 2016
Il sindaco di Ceprano Marco Galli commenta la notizia apparsa nei giorni scorsi riguardante la creazione di una commissione antimafia. Una iniziativa portata avanti dal sindaco di Pastena Arturo Gnesi. Galli non è d’accordo con questa iniziativa e scrive una lettera al sindaco di Pastena spiegando le motivazioni del suo dissenso.

Spiega Galli: <Caro Arturo, questa volta non sono d’accordo con Te. O meglio, condivido tutto quello che dici sulle infiltrazioni delle mafie in questa terra, agevolata negli anni dai vergognosi silenzi istituzionali e della politica, d’altronde la criminalità organizzata si nutre e ha bisogno dell’omertà e quindi del silenzio, ma pensare ad una commissione antimafia provinciale mi sembra sbagliato, oltre che inattuabile>. Galli spiega il perché della sua posizione: <Tu sai che per primo, in Ciociaria, ho iniziato a denunciare il rischio delle infiltrazioni della criminalità organizzata, nel silenzio imbarazzante di chi avrebbe dovuto invece parlare ed agire, senza ottenere per anni alcuna risposta, se non guadagnarmi l’appellativo di allarmista da parte di Prefetti, Questori e Politici inadeguati. Un silenzio devastante, interrotto solo da pochissime “voci” capaci di comprendere la pericolosità di un fenomeno in grado di condizionare il tessuto sociale ed economico del territorio e di minare le fondamenta della convivenza civile. Ora le cose sono un pò cambiate;  c’è maggiore consapevolezza anche da parte delle istituzioni, non è più un tabù parlare di mafia e dire che la Ciociaria è terra di mafie non fa scandalo. Adesso ai convegni partecipano le istituzioni, un tempo assenti ingiustificate, si parla tranquillamente della mafia in ogni dove. Purtroppo, il problema rimane chi e che cosa si fa per combattere questo cancro, che inesorabilmente continua ad avanzare e infiltrarsi ovunque. In tale contesto, ritengo che non sia necessario pensare ad una Commissione Antimafia Provinciale, sarebbe inattuabile, ma spingere affinché si chieda il conto di cosa si è fatto e cosa s’intenda fare a chi è preposto istituzionalmente ad aggredire questa malattia mortale, mi sembra una buona idea>. Galli continua nella sua disamina, spiegando come, secondo lui, sia necessario un maggiore coinvolgimento delle istituzioni:<Non dimentichiamo che la corruzione, che ci costa un’enormità in termini finanziari e di sviluppo, è strettamente connessa alla presenza delle mafie, quindi, non mi stupirei se i silenzi che hanno caratterizzato questa provincia, siano stati conseguenza anche del fiume di danaro illecito che scorre laddove i mafiosi puntano gli occhi. Vale la pena ricordarlo, mafia non significa guappi con la lupara  ma società apparentemente intonse che operano nei più svariati settori, con una predilezione per sanità, rifiuti e vendita di veicoli. Mafia significa candidare politici corrotti o affiliati. Mafia significa beneficienza con i soldi sporchi e, purtroppo, anche finta antimafia. Più che una commissione antimafia provinciale, – qualche tempo fa ho sentito proporre addirittura una commissione comunale – lavoriamo affinché ci sia una responsabilizzazione degli apparati che dovrebbero garantire un efficace contrasto; superiamo la cultura dello “spot” a fronte di quella del fare sul serio, che significa anche indagare per anni, se serve, senza pensare alla giornalata per fare numero e clamore,  nonché carriere dannose per la collettività. Cominciamo a chiarire che dire sicurezza non serve a nulla se non è accompagnata dal termine legalità. Battiamoci per il rinnovamento, vero, della politica e degli apparati perché, spesso, riciclaggio può anche essere associato al modo con il quale, i soggetti politici, si trasformano nel corso degli anni restando, però, sempre se stessi>. Conclude Marco Galli, auspicando che sulla sua posizione possano convergere anche altri sindaci del territorio: <Caro Arturo, vediamo quanti sindaci sono disponibili insieme a noi ad aprire un confronto serio su questi temi, perché combattere le mafie significa anche tutelare il territorio e costruire un futuro migliore per i nostri figli>.

CAP

 

 

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