Aggiornato alle: 23:58 di Giovedi 20 Luglio 2017
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Alatri – “La cucina della mia famiglia” di Elio Vernucci 

Alatri – “La cucina della mia famiglia” di Elio Vernucci 
21 aprile
11:47 2017
Appuntamento domani, sabato 22 aprile, alle ore 18 presso il ristorante Tre Grana con l’Autore, elio Vernucci, Rossano PAZZAGLI, docente dell’Università del Molise, Centro Ricerca Aree interne dell’Appennino; Ettore DEL GRECO, psicoanalista; Mario RITAROSSI, storico dell’Arte e docente di pittura, Tarcisio TARQUINI, giornalista.

Eugenia SALVADORI, storica dell’Arte,  legge le ricette e le storie raccontate nel libro. Un libro che ricorda, attraverso le vicende vissute da una famiglia, Alatri e la provincia italiana negli anni della grande trasformazione. “ Il libro di Elio Vernucci è avvincente e difficilmente definibile. Un testo di cucina, ma anche di storia e di luoghi, che riesce a connettere mirabilmente i piatti di sperduti paesi del Molise con la sepoltura di Italo Calvino a Castiglione della Pescaia, sulla costa tirrenica, il Matese alla Maremma passando per la Ciociaria, Boccaccio o Manzoni a Camilleri passando per la televisione.  Un racconto per gastronauti, si potrebbe dire, un itinerario autobiografico e appassionato che usa la memoria gastronomica per restituirci l’acquerello di un’Italia viva, ingiustamente marginalizzata dal processo di sviluppo contemporaneo.  Nelle ricette descritte in stile artusiano, dove il piacere della lettura si intreccia con l’appetito, talvolta eclissandolo tanto ci prende la narrazione, non scorrono città invisibili, ma luoghi veri e tradizioni profonde: Sepino, Roccamandolfi, Cantalupo e San Giuliano del Sannio, paesi molisani dei legumi, del caciocavallo e di molte altre cose; Cellole, verso la costa di Baia Domizia e Baia Felice in Terra di Lavoro come storicamente si chiamava il Casertano, oggidì immeritatamente “terra dei fuochi”; poi Alatri, centro significativo della Ciociaria; infine Piombino, allora tempio della modernità industriale e punto di arrivo per molti, oggi città stanca dell’incertezza postindustriale. 

L’autore ricostruisce questo itinerario autobiografico e familiare attraverso le ricette di piatti comuni, espressione di un’alimentazione semplice e buona – pulita e giusta, direbbe Carlin Petrini – strettamente legata al territorio e alle necessità alimentari, ma anche al gusto, alle risorse naturali e agricole, che si tratti dei monti del Matese o del mare di Toscana…” (dalla prefazione di Rossano PAZZAGLI).

 

A.T.

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